Cultura

Il premio Nobel Ramakrishnan: «Non ha senso rincorrere l’immortalità»

Francesco Mannoni
Nel suo ultimo saggio «Perché moriamo» pubblicato da Adelphi, il chimico riflette sulla condizione ineludibile dell’esistenza: l’intervista
Il premio Nobel per la chimica Venki Ramakrishnan - ©Kate Joyce and Santa Fe Institute
Il premio Nobel per la chimica Venki Ramakrishnan - ©Kate Joyce and Santa Fe Institute
AA

Quanto ci fa paura il pensiero della vecchiaia e quanto ci tenta la lusinga dell’immortalità? «Cominciamo ad invecchiare sin dal nostro concepimento, non è che invecchiamo solo nel corso della terza età. L’invecchiamento è un insieme di danni fisici che avvengono a tutti i livelli: cellulare, molecolare, del Dna, di tessuti e organi. Il danno prosegue per tutto il corso della vita e l’organo danneggiato, fondamentale per la nostra sopravvivenza, ad un certo punto collassa. Ma c’è un paradosso: mentre noi siamo vivi nel nostro corpo ci sono milioni di cellule che muoiono; nel momento in cui moriamo però, milioni di cellule sono ancora vive e questo consente il prelievo degli organi per i trapianti».

Nobel nel 2009 per la chimica e senior scientist al Mrc Laboratory of Molecular Biology di Cambridge, lo scienziato Venki Ramakrishnan, è stato insignito di recente a Lignano Sabbiadoro del 41° Premio Hemingway per la sezione «Avventura del pensiero». Parla serenamente d’una condizione che in Italia comincia ad impensierire, la vecchiaia, di cui conosce i segreti che espone in un saggio da poco pubblicato: «Perché moriamo. La nuova scienza dell’invecchiamento e la ricerca dell’immortalità» (Adelphi, 348 pp. 26 euro). Non è un manuale per vivere più a lungo, ma una riflessione lucida e profondamente umana su ciò che accade al nostro corpo man mano che invecchiamo e su cosa la scienza sta studiando per contrastarne il declino. Il libro parte da lontano, da quando l’uomo ha iniziato a intuire la propria fine, e a costruire delle strategie per superarla.

Professore, cos’è l’invecchiamento?

Il nostro corpo è una macchina fatta per funzionare bene ma fino ad un certo punto, perché non ha senso per l’evoluzione evitare l’invecchiamento. Nel mio saggio parlo della biologia della senescenza (e del perché nel corpo gli organi cominciano a disfarsi, a rompersi, a perdere la propria funzionalità fino alla morte), e cerco di spiegare le funzioni della natura. Ma il fatto di capire perché invecchiamo e moriamo non può portarci a comprendere come moriremo, o se avremo una morte senza dolore o no. Perché alla fine le cose possono sbandare in maniera imprevedibile, violenta, aggressiva.

La scienza, al momento, che obiettivi ha?

L’obiettivo della scienza in questo momento non è quello di aiutarci a vivere di più, ma a far stare meglio e in salute gli anziani. Ci sono persone che vogliono che s’allunghi la durata della nostra vita, ma secondo me bisogna considerare che già ora viviamo in media due volte in più rispetto a 150 anni fa. Però non so se siamo più felici.

In un futuro imminente la durata della vita si potrà allungare ancora?

Un secolo e mezzo fa ci si poteva aspettare di vivere fino a 40 anni: oggi, anche in Italia l’aspettativa è superiore a ottant’anni. Michelangelo che visse nel Rinascimento è morto a 89 anni anche se l’aspettativa di vita era di molto inferiore. Ma erano casi rari. Col passare degli anni grazie ad una sanità pubblica migliore e ai vaccini, molte più persone raggiungono la terza età.

E se arrivassimo a vivere fino a 150 anni?

A quel punto ci chiederemmo: ma perché non arrivare a trecento? Sarebbe veramente una ricerca spasmodica e infinita. La scienza che lavora su riorganizzazione cellulare e trasfusioni di sangue ha degli obiettivi e ci sono anche risultati molto promettenti di esperimenti fatti su ratti e topi, ma prima che si possano ipotizzare esperimenti sul genere umano ancora ci vuole molto tempo e molti studi, oltre a tanta ricerca.

Lo scambio di sangue tra giovani e vecchi potrebbe davvero funzionare?

Ha funzionato su ratti e topi, aprendo la strada a studi per identificare i fattori nel sangue che accelerano l’invecchiamento. È un campo di ricerca immenso, e chi non è disposto ad aspettare ha già avviato l’acquisto di sangue giovane, anche se gli effetti benefici sperati non si sono ancora verificati.

Ci stiamo proiettando all’immortalità?

Ci sono scienziati che studiano questa possibilità, e miliardari che finanziano questi studi. È un business che studia l’invecchiamento come una malattia (così l’ha classificata l’Oms nel 2018), che si può curare. Anche se non possiamo vincere la morte, possiamo vivere meglio e più a lungo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@News in 5 minuti

A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.