Contrariamente a quanto si può credere, «la tradizione culturale dell’Occidente, dai filosofi greci antichi fino al pensiero contemporaneo, è scandita da molte e significative affermazioni secondo cui la guerra non è eliminabile». È un approccio che Umberto Curi definisce «realistico», suggerendo che dobbiamo partire da questa visione se vogliamo perseguire l’obiettivo di superare l’idea – espressa da von Clausewitz ma condivisa da molti pensatori – che la guerra sia semplicemente «la continuazione della politica con altri mezzi».
Curi, professore emerito di filosofia all’Università di Padova, riflette sul tema da qualche decennio. Il frutto dei suoi studi passati e attuali è ora condensato in un libro, «Padre e re. Filosofia della guerra» (Castelvecchi, 276 pagine, 20 euro), che l’autore presenterà domani alle 18 nella Nuova Libreria Rinascita in via della Posta 7, Brescia. Il titolo evoca un pensiero di Eraclito sulla relazione tra guerra e politica: «La guerra è padre di tutte le cose, di tutte è re».



