Al Sociale la «Storia di una capinera», ottocentesca ma sempre attuale
Giovanni Verga introduce il suo romanzo con il ricordo di un uccellino prigioniero, una capinera, che si era lasciato morire rinunciando al cibo. «Storia di una capinera», nell’adattamento di Micaela Miano per il teatro con la regia di Guglielmo Ferro (fino a domenica al Sociale per la Stagione Ctb), lo mette in conclusione, nel monologo del padre di Maria, consapevole e addolorato per la pena inflitta alla primogenita chiusa in convento fin da bambina, eppure così debole a fronte delle imposizioni della seconda moglie, delle convenzioni e di mal-orientate ragioni spirituali da ritenere necessaria e opportuna la scelta fatta.
La trama
Fedele nell’ambientazione storica e nell’impianto classico, lo spettacolo non indulge a innovazioni creative, ma attribuisce uno speciale rilievo ai tormenti del padre, affidati all’interpretazione di Enrico Guarneri. Lo si vede fin dall’inizio, seduto a una scrivania in proscenio e resterà presente, sia di lato rispetto all’azione sia al centro, nella scena dominata dal cupo incombere di griglie e inferriate della vita claustrale.
Due elementi scorrevoli mettono in primo piano a tratti la casa di famiglia, ma resta visibile sullo sfondo il convento, al quale la povera Maria, interpretata da Micaela Miano, è inesorabilmente destinata, con la falsa giustificazione di una sua necessaria difesa. La diffusione del colera liberando momentaneamente la novizia dalla clausura catanese apre per lei un mondo sconosciuto e perfino una prospettiva d’amore, che le sarà fatale.
Le proiezioni sullo sfondo riflettono una gioia di breve durata e poi la più crudele delle punizioni. Sarà la «capinera» stessa ad assoggettarsi, dopo un intenso confronto con il padre che mette in luce le interne contraddizioni di entrambi.
Attinenza
Il pubblico del Teatro Sociale ha applaudito con calore il debutto dello spettacolo che mantiene una rigorosa attinenza alla dimensione ottocentesca siciliana e a una tradizionale impostazione drammaturgica, pur evidenziando un sempre attuale conflitto tra le aspirazioni individuali e le aspettative del contesto sociale; tra le richieste dei padri e il reale bene dei figli.
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