«Stolen Sisters», a Brescia le dame del Moretto prendono vita
Nell’antica stanza le dame dell’affresco prendono vita tra i visitatori, cui già si erano mescolate le danzatrici nell’atrio.
E se queste, accompagnandoli nel cuore del palazzo cinquecentesco, si sono spogliate di giacche scure, maschili («I just wanna be a woman», cantano intanto i Portishead), le dame, dopo aver letto brani di quel «Breve trattato dell’eccellenza delle donne» che invita gli uomini a guardarsi da loro pena la perdita del potere, abbandonano a terra le vesti di foggia rinascimentale assumendo fisionomie precise per raccontare storie reali, uniche e insieme universali, di epoche diverse.
Storie
Ognuna racconta la sua, a voce alta, senza nascondere nulla, gli occhi che cercano e fissano quelli dei presenti: Aspasia, donna di pensiero e di sapienza nell’Atene di Pericle; Caterina da Siena che teneva testa ai Papi; e Veronica Franco, prostituta-poetessa nella Venezia del Cinquecento.
Raccontano l’artista Artemisia Gentileschi che denunciò il suo stupratore e Franca Viola, che rifiutò di sposare il fidanzato violento; l’aviatrice Amelia Earhart, prima donna ad aver sorvolato l’oceano Atlantico in solitaria e la femminista americana Gloria Steinem. Ancora: la combattente curda Filiz Saybak; Sybrina Fulton, madre del diciassettenne americano ucciso in circostanze poco chiare dalla polizia; e Malala Yousafzai, la giovane pachistana Premio Nobel per la Pace.

Monologhi forti e commoventi, dai quali spesso affiora l’importanza dei libri, della cultura. Si tratta del resto di un tema fondamentale, sottolinea la regista Maddalena Ischiale a margine della performance «Stolen Sisters» andata in scena venerdì scorso nella sala delle dame del Circolo al teatro di Palazzo Martinengo Salvadego, in città.
Non a caso accanto alle attrici professioniste della compagnia teatrale Racconti di Scena e dell’associazione culturale In cerca d’autore hanno recitato due ragazze selezionate sul territorio con provini e assegnatarie di borse di studio alla scuola di recitazione di Racconti di Scena: «L’istruzione è la via della libertà», e vale la pena di ribadirlo «in un momento storico in cui si rischia di tornare indietro», dice Ischiale, che pur vivendo e lavorando a Los Angeles mantiene stretti contatti con la Brescia da cui è partita.

Il progetto
Questo progetto, con la drammaturgia della stessa Ischiale e di Valeria Lotta e la coreografia di Manuela Bondavalli, è stato realizzato in collaborazione con la Fondazione Brescia Musei che, nell’ambito della mostra sul Rinascimento a Brescia, ha indicato tema e sede.
«Un luogo esclusivo, aperto eccezionalmente e di solito frequentato da un circolo maschile – commenta la regista – dove abbiamo cercato di creare la massima inclusione possibile». Quattro, una dopo l’altra nella stessa sera, le rappresentazioni. E ora l’auspicio di continuare a condividere questo lavoro prezioso. Con un finale a sorpresa, che invita a guardare in alto. Lasciando uno scintillio negli occhi.
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