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Stefano Massini porta sul Garda «il diritto alla meraviglia»

Elisabetta Nicoli
Il drammaturgo, che ha appena pubblicato «Donald», sarà a Sirmione per parlare di come non ci si meravigli più in un mondo pieno di cose inimmaginabili: «Non c’è più scandalo»
Il drammaturgo Stefano Massini
Il drammaturgo Stefano Massini
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«Il diritto alla meraviglia» è il tema scelto da Stefano Massini per la prossima serata a Sirmione del Festival della Bellezza. «Esistiamo in ciò che sappiamo ancora guardare con incanto», dice lo scrittore e drammaturgo fiorentino in premessa all’incontro di mercoledì 9 luglio alle 20 nel Prato della Pelosa, tappa gardesana della dodicesima edizione del Festival. Biglietti (18 euro) in prevendita sui circuiti Ticketone, Ticketmaster e Verona Box Office.

La rassegna, promossa dalla Regione Veneto e quest’anno dedicata al tema «La meraviglia», prevede altri due incontri in territorio bresciano, entrambi al Vittoriale di Gardone Riviera: venerdì 1 agosto con Edoardo Prati e sabato 2 con Federico Buffa. A Stefano Massini, direttore artistico del Teatro della Toscana, autore pluripremiato e tradotto in molte lingue, abbiamo rivolto alcune domande, in attesa dell’evento.

Massini, perché ha scelto questo tema?

La parola «meraviglia» viene dal latino mirabilis. Significa: ciò che deve essere guardato. Oggi grazie ai social, all’intelligenza artificiale, alla tecnica del cinema si è elevata la possibilità di far vedere cose inimmaginabili. Si pensi ai film fantasy e ai film d’azione. Basta acquistare il biglietto del cinema per vedere i dinosauri o la galassia Andromeda: siamo ormai totalmente abituati a trovare bellezza e stupore in cose eccessive, la meraviglia è talmente consueta che non ci fai più caso. Paradossalmente, credo sia arrivato il momento di tornare un po’ indietro. Nella Divina Commedia Dante si sorprende continuamente, sia per la bellezza sia per il terrore. Anche la bruttezza crea meraviglia, ma per quel che mostrano le nostre televisioni non c’è più scandalo, siamo abituati anche a quella.

Come ne parlerà, in rapporto alla bellezza del luogo?

Presenterò un ventaglio di personaggi e situazioni, anche distanti nel tempo. Catullo frequentava Sirmione: è un luogo meraviglioso per la sua natura e anche per ciò che racconta. Siamo abituati a ritenere che qualunque cosa sia degna di essere guardata: è quel che accade con i reality. A mio parere non tutto quel che accade è degno di essere guardato: mi tengo stretto il senso di un furto, il pensiero che ci è stato rubato il diritto alla meraviglia. Stupire un bambino è diventato difficile: in passato un caleidoscopio con piccole immagini in movimento creava una grande gioia, oggi può diventare noioso dopo venti secondi. Si è alzata l’asticella delle cose che fanno effetto, tutto si è già visto.

Su quali temi è impegnata la sua estate?

Girerò l’Italia con «Donald», la storia di un uomo divenuto leggendario: è una storia degna di essere guardata, al di là del giudizio che se ne può dare. È una storia moderna, di questo nostro terzo millennio.

Come si apre al mondo il suo teatro accolto ovunque?

Faccio un tipo di teatro radicato nel mio tempo: non lo affronto frontalmente, ma riguardando a quel che lo precede, come per la scrittura di «Donald», che ripercorre l’infanzia e l’adolescenza del personaggio per vedere come Trump è diventato Trump. Cerco una cartina di tornasole che sia d’aiuto a decifrare la realtà di questo nostro tempo, divenuta incomprensibile.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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