Non avrà introdotto il concetto di tempo in scultura (ci avevano già pensato Giovanni Anselmo, Mario Merz e i compagni dell’Arte Povera...), ma di certo l’ha portato all’ennesima potenza. Domina materia ed elementi sul crinale del loro passaggio di stato da solidi a evanescenti, riuscendo nell’intento di fare scultura attraverso la negazione del concetto statico della stessa. Si serve di sofisticati macchinari tecnologici per restituire allo spettatore una rappresentazione della realtà umana più fedele di quanto un ritratto potrebbe mai fare. Perché ad essere raffigurati non sono volti o tratti somatici bensì lo status precario della condizione umana su questa Terra e il cambiamento inesorabile cui questa è sottoposta durante un transito chiamato vita.
Abbiamo parlato con Arcangelo Sassolino (Vicenza, 1967), fuoriclasse dell’arte contemporanea - un curriculum espositivo punteggiato da mostre in musei e fondazioni tra i più importanti al mondo, con l’apice di un intero Padiglione alla 59ª Biennale di Venezia - che dopodomani, mercoledì, sarà eccezionalmente in città, ospite dell’Accademia Santa Giulia di Brescia (l’incontro è aperto a tutti, info in fondo al pezzo).



