Blanco, alla vigilia del Festival, aveva affermato che Gianni Morandi era tra i suoi favoriti. Pronta, nel cuore di Sanremo, la risposta del cantante di Monghidoro: «È bravissimo, e invidio la sua determinazione. Pari a quella di Mahmood, o di un altro giovane come Rkomi. Noi "vecchi", paradossalmente, oggi ci preoccupiamo per ogni piccola cosa, anche se non dovremmo».
Ancora leggermente segnato dall’incidente occorsogli la scorsa primavera, Morandi, a Sanremo, è comunque in ottima forma, premiato dalla ala stampa con un lusinghiero quinto posto nella graduatoria complessiva al termine delle prime due serate. La sua «Apri tutte le porte», scritta da Jovanotti, in una sorta di eterno derby si scontra con «Lettera di là dal mare» di Massimo Ranieri. Rivale di sempre, ma anche amico, nel tempo. «Anni fa - racconta - quando ero all’apice della carriera, lo temevo molto. Lo guardavo e mi chiedevo: "È chi è questo qua?". Sembrava l’Atalanta, insidiosa per le grandi, e poi capace di diventare a sua volta una big. Poi ci siamo ritrovati. Lui ha saputo fare tante cose, anche per il cinema. Oggi tifiamo l’uno per l’altro, anche se, forse, un po’ di rivalità è rimasta».




