A flash in faccia: i volti grotteschi della democrazia secondo Realpolitik
C’è una foto di Matteo Salvini che forse più di tutte riassume la sua figura. Non solo perché è così definita da mostrare ogni poro e ogni pelo, ma anche per l’uso che lui stesso ne ha fatto. I fotografi che l’hanno scattata, due membri del collettivo Cesura, avevano un intento satirico. Lo fanno con tutti i politici: scattano i loro volti da vicinissimo e con il flash sparato in faccia, per ottenere un effetto grottesco e al limite del verismo. La foto di Salvini è stata pubblicata sulla copertina di «Time». Ha fatto il giro del mondo e chiunque abbia letto l’intervista di Vivienne Walt sa che quel pezzo aveva toni critici nei confronti del ministro dell’Interno.
La copertina di «Time»
Salvini ha usato quella fotografia stravolgendone l’intento iniziale. Luca Santese e Marco P. Valli, gli autori (parte del collettivo), se ne sono accorti durante una manifestazione della Lega a Piazza del Popolo qualche tempo dopo.
Dopo essersi accreditati hanno ricevuto un dépliant. Tra le immagini figurava anche quella copertina. Per i militanti, quella cover e quell’intervista avevano il merito di averlo reso un politico di fama internazionale, al di là del contenuto: «Lì abbiamo capito che ciò che facevamo non bastava. Dovevamo approfondire ancora di più».
Santese e Valli l’hanno spiegato davanti al pubblico di una delle puntate di Speaky Pizza, talk show dal vivo ideato da Donatella Alquati, Giorgio Mininno («The Italian Case») e Alessandro Belussi («Macroera»). Si tiene al Mo.Ca., nella sede dell’ex tribunale in via Moretto, e il soggetto sono le immagini e la cultura visiva. Alla fine di ogni serata si mangia anche qualche fetta di pizza.
È così che è nato «Il Corpo del Capitano», libro che è uno smembramento politico ed estetico ancora più satirico e dissacrante del corpo di Salvini. Che tuttavia va di pari passo con l’uso del corpo che lo stesso ex vicepremier ha fatto sui social. «Berlusconi non si poteva toccare. Idem Meloni. Ma lui si è messo in mostra proprio attraverso il suo corpo». I due fotografi gli hanno anche consegnato il libro durante una delle udienze del processo per sequestro di persone. «L’abbiamo distribuito anche a qualche suo elettore: lo sfogliavano con grande interesse».
L’immagine politica e la propaganda
L’esempio di Salvini è utile per parlare di narrazione e immagine politica. Questo progetto fotografico in particolare critica e riflette satiricamente sull’iconografia della propaganda e della comunicazione politica italiana dei giorni nostri. Lo fa con uno stile particolarissimo che talvolta confonde: le foto sono così in primo piano e così definite da risultare incomprensibili, un po’ come quando si ripete troppe volte una parola. L’immagine che ognuno ha in testa di quel dato politico si deforma e ci si inizia a fare qualche domanda.
La storia di Realpolitik
Molto interessante è il processo attraverso il quale Santese e Valli scattano i loro ritratti, strettamente legato alla loro storia fotografica. Il collettivo Cesura nacque nel 2005 attorno alla figura del fotografo di Magnum Alex Maioli. «Noi siamo diventati suoi assistenti proprio negli anni dei macro-cambiamenti dell’editoria fotografica e con la crisi delle agenzie storiche», racconta Luca Santese. «Eravamo in cinque. Il collettivo è nato a Cesura, paesino della Val Tidone in cui Alex aveva lo studio. Costava poco ed era vicino agli aeroporti. Inizialmente costruimmo un laboratorio di stampa e facemmo un po’ di reportage internazionale. Lavoravamo però anche sul nostro territorio ed è lì che nacque Realpolitik. Era il progetto sotto casa che ci permetteva, da squattrinati, di lavorare senza dover viaggiare».
Santese lavorava su Berlusconi. Valli sulla Lega. «Ci occupavamo già di fotografia politica singolarmente, quindi, ma nel 2017 abbiamo pensato a un progetto collettivo. Sembrava che l’ambiente politico italiano stesse per cambiare. Entravano nuovi volti. Così seguimmo la campagna elettorale tra 2017 e 2018, seguendo i comizi di tutti i politici e di tutti i partiti e realizzando una serie di ritratti più grotteschi e satirici rispetto a quelli che passavano sui media», racconta Valli. Vengono comunque dal mondo Magnum: e quindi sì fotografia documentaria, ma usando l’obiettivo come medium critico proprio grazie a luce e inquadrature.
Dopo i comizi – fotografando tutti i politici in gara – hanno seguito la via dell’indipendenza (d’altra parte i giornali non le accettavano perché poco «d’agenzia) con un primo libro intitolato «Boys boys boys», in forma di fanzine (rivista non professionale). A oggi i volumi sono otto.
Immagini politiche senza intermediari
Le fotografie restituiscono un’iconografia dell’ambiente politico opposta a quella che passa sui media, perché senza intermediari. «La prima volta che ho fotografato La Russa sparandogli la luce da sotto mi sono accorto delle potenzialità», sorride Santese. «Basta spostarla per cambiare i canoni di rappresentazione».
Il flash è quindi il loro elemento distintivo perché isola i soggetti, appiattisce il fondo e contemporaneamente esalta i dettagli sovvertendo la percezione ordinaria. «Mostra le cose in un modo diverso. Vediamo la superficie, l’involucro, la maschera. La politica è il velo di Maya tra il potere e il mondo. E la membrana sono loro: cerchiamo di mostrarne la matericità».
Come avviene lo scatto
Per fotografare le persone – politici, vip o elettori – si avvicinano molto. «Giorgia Meloni pare non riconoscerci. Ci accreditiamo come stampa e agiamo come fotogiornalisti. Lei è sempre stata molto disponibile, anche in campagna elettorale, circondata da mille fotografi, ha sempre riservato un momento per noi. Qualche problema a volte è sorto, con altre persone, ma di solito essendo eventi di interesse pubblico i politici accettano di essere fotografati e rappresentati e lo stesso vale per le persone ai comizi».
Cercano di beccare i politici in situazioni non troppo affollate, come alle pro loco di paesini sperduti. Lavoriamo poi con teleobiettivi. Ma prima comunque prepariamo le luci in anticipo. Se non riusciamo a flashare da vicino, lanciamo il flash sul palco, a distanza.
L’editoria fotografica oggi
Ora i Cesura lavorano spesso con «L’internazionale», «L’Espresso», «La Repubblica».
Ma se dieci, quindici anni avrebbero potuto vivere di copertine e servizi, «oggi le cover sono rare. Detto questo, i giornali restano un mezzo per diffondere il proprio lavoro capillarmente: sono preziosi per noi. Quando ce lo chiedono distribuiamo volentieri le nostre foto». Per esempio, in questo periodo avrebbero desiderato moltissimo che qualche testata chiedesse loro il ritratto di Gennaro Sangiuliano. Nessuno, però, li ha contattati.
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