Nanni Garella: «Accanto a Borsoni ho conosciuto la gioia del teatro»

A cent’anni dalla nascita (il 1° marzo 1926) e dieci dalla scomparsa (il 2 marzo 2017) Brescia dedica al fondatore del Centro teatrale bresciano Renato Borsoni, direttore artistico dal 1975 al 1988, un ampio progetto di memoria, articolato nell’arco di un biennio. Sarà il Teatro a lui dedicato ad accogliere oggi, lunedì 2 marzo, il primo momento: critici, artisti, amministratori e testimoni diretti porteranno riflessioni e ricordi per restituire il ritratto di una personalità al centro della vita culturale, teatrale e civile di Brescia, protagonista della scena nazionale nella seconda metà del Novecento.
Ce ne parla Nanni Garella, regista e attore cresciuto alla sua «scuola», che coordinerà con Andrea Cora, responsabile del Centro Studi Ctb, il convegno al Teatro Borsoni.
Garella, quali aspetti saranno messi in evidenza nell’incontro?
Si cercherà di dare una visione del grande lavoro svolto da Renato Borsoni a Brescia e non solo, cercando di capire cosa succedeva in quegli anni: non sarà facile perché ne sono passati tanti, anche per le persone che hanno partecipato alla cosiddetta fucina bresciana. Borsoni è stato un grande direttore artistico, questa è la cosa più importante.
Come ricorda il suo arrivo a Brescia e il suo lavoro con il Ctb negli anni ’80?
Per me sono stati anni importantissimi di lavoro, cominciato a Brescia dopo una telefonata di Borsoni. Aveva richiesto la mia presenza Massimo Castri, che già conoscevo; la mia storia bresciana è iniziata da lì. Borsoni è stato per me una specie di padre, tra l’altro aveva la stessa età di mio padre e con lui mi sentivo a casa. Ho avuto la possibilità di cominciare il lavoro di regista sotto la sua ala, che comprendeva un po’ tutto: il lavoro, certo, ma anche moltissima presenza in famiglia, le cenette di Marisa e le partite della Juve con il buon vinello marchigiano. Questa modalità di rapporti non si è mai più ripetuta: ero contento di essere a Brescia, per me è stato il modo migliore per entrare nel mondo del teatro.

Che cosa deve Brescia all’esperienza di quegli anni?
I frutti rimangono. Il Ctb è stata l’invenzione assoluta di Renato. Entrare nel club del Teatri Stabili non era facile e c’era in Lombardia il colosso del Piccolo di Milano. La sua è stata un’invenzione totale. Il teatro è molto cambiato da allora: c’è una legge nuova, una difficoltà a fare tournée per il teatro pubblico, una scarsità di testi nuovi italiani e poi è scomparsa quella borghesia che per qualche decennio ha continuato a dare sostegno: bisognerà inventare qualcosa di nuovo. A Brescia il teatro ha mantenuto la sua funzione, è diventato importante al pari degli altri Stabili. Renato aveva un amore straordinario per Brescia, la sua spinta culturale è stata importantissima per la città.

Ci sono momenti che le si presentano in modo particolare nel ricordo?
Penso a uno dei momenti più critici, quando la politica sovrastava il nostro lavoro e il direttore è stato sostanzialmente costretto a dimettersi. In realtà Renato l’ha presa bene, non è rimasto a guardare quel che succedeva ma ha continuato nel suo lavoro di connessione. Ha continuato a sostenere i giovani registi, ha ripreso l’attività a Palermo, nelle Marche, a Prato dove ha creato un nuovo teatro pubblico. Era una fucina d’invenzioni, è stato un intellettuale importantissimo. Dopo Brescia io ho diretto la compagnia dello Stabile di Trieste, poi ho lavorato a Bologna, sempre in teatri pubblici: è una specie di marchio che ho preso da Renato. Lui ha visto quasi tutti i miei spettacoli, è stato tutto un continuo vedersi e sentirsi, ho avuto da lui sollecitazioni importanti, molti consigli per il mio lavoro.
Qual è la peculiarità che lo distingueva?
Credo la gioia di inventare il teatro, la gioia del palcoscenico: era sempre molto vicino alle produzioni, a noi registi si preoccupava di dare le cose migliori, non ci ha mai lasciati soli. Poteva essere anche una spina nel fianco, perché dava importanza alle cose che si facevano...
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@Buongiorno Brescia
La newsletter del mattino, per iniziare la giornata sapendo che aria tira in città, provincia e non solo.
