Sidy: «Canto la fine di un amore per conquistare l’Ariston»

Marco Zanetti
Con il lumezzanese Sidy Casse anche Brescia sarà in gara su Raidue a «Sanremo Giovani»: l’intervista al cantante
Il cantante Sidy Casse - Foto Kristian Algeri
Il cantante Sidy Casse - Foto Kristian Algeri
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A distanza di qualche anno, la «quota Brescia» torna protagonista a Sanremo Giovani. Tra i 24 finalisti del concorso canoro che selezionerà quattro artisti in gara a Sanremo tra le ritrovate «Nuove Proposte», c’è anche Sidy Casse.

Originario del Senegal ma sin da piccolo residente a Lumezzane (dove ha fondato il gruppo Eda) il 26enne sarà tra i primi ad esibirsi dal vivo davanti alla giuria, questa sera – martedì 12 novembre – in seconda serata su Raidue (poi su Raiplay). La speranza è di ottenere il lasciapassare per le semifinali del 10 dicembre e poi per la finalissima del 18 dicembre su Raiuno. L’abbiamo sentito.

Sidy, ci parla del brano che l’ha portata all’attenzione della commissione di esperti presieduta da Carlo Conti?

S’intitola «Tutte le volte»: come molti dei miei lavori, è una canzone autobiografica. L’ho scritta qualche anno fa e rispolverata di recente, apportando qualche aggiustamento con Lorenzo Vizzini. Racconta di una relazione d’amore giunta al termine, ma da cui faticavo a staccarmi. Fa riferimento ai viaggi in auto che facevo verso Milano per vedere la ragazza che frequentavo: all’andata mi accompagnavano vibrazioni positive, tornando a casa ero in preda all’angoscia. Ecco, nella musica e nel testo (una ballad melodica, delicata, malinconica e tormentata, ndr) rivivono un po’ quelle sensazioni.

E la “sua” Lumezzane come ha reagito alla notizia di Sanremo Giovani?

Tutti euforici. Siamo in tanti (21mila residenti, ndr), ma lo vivo come un «paesino»: gli amici scout, gli Alpini, il sindaco e varie persone si sono complimentate. Sento una grossa responsabilità nel rappresentarli. Allo stesso modo, sento il peso di rappresentare anche la comunità senegalese: mi ha visto crescere, inseguire questo sogno della musica, che ho iniziato a toccare con mano con l’apertura di un mio studio e che vivo con loro specie nell’organizzazione del Festival Afrobrix. Anche se al momento, per mantenermi, faccio la guardia in un supermercato

Come lei, anche il bresciano Matteo Faustini ha partecipato a Sanremo Giovani. Si è confrontato con lui?

Onestamente no, ma ho avuto il piacere in passato di aprire un suo concerto in Castello, a Brescia.

Non è l’unico palco che ha calcato di recente…

Vero. Fatico a dire di no alle opportunità: sono stato quindi corista nel tour di Mahmood, poi per Ghali nel singolo «Paprika», quindi per Diss Gasha e Mika. Ogni tappa mi ha permesso di crescere e sperimentare, abbracciando più stili e sonorità, cercando sempre la mia dimensione.

Si sta forse dimenticando di X-Factor

No no, impossibile (sorride). Era il 2017, è stata una esperienza incredibile (interrottasi ai boot-camp, ndr) ma vissuta con poca consapevolezza e basata per lo più sulle cover. Adesso affronto con più maturità Sanremo Giovani: era un sogno e sono certo che mi darà tanto, dal punto di vista umano e artistico.

Alla vigilia della messa in onda, vuole dire allora qualcosa al pubblico bresciano?

Se vi va, sostenetemi. In ogni caso, è facile che ci incrociamo presto al Carmine.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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