Sergio Cammariere: «A breve tornerò al mio amore, le colonne sonore»

Sarà una ambientazione classica dei suoi grandi successi, di ieri e di oggi, quella che Sergio Cammariere proporrà questa sera alle 21 al Teatro Politeama di Manerbio (info per eventuali ultimi biglietti disponibili, a 30 euro, al numero 030-9381567).
Il cantautore calabrese – cugino di Rino Gaetano e autore di brani di successo, in primis «Tutto quello che un uomo», presentato al festival di Sanremo 2003 e recentemente reinterpretato da Mina – aprirà la nuova edizione del Manerbio Jazz Festival esibendosi insieme ai suoi fidati compagni di viaggio: Daniele Tittarelli (sassofono), Luca Bulgarelli (contrabbasso) e Amedeo Ariano (batteria). Lo abbiamo raggiunto per un’intervista.
Il festival proseguirà venerdì 8 novembre con il chitarrista statunitense Kurt Rosenwinkel, e il 15 con Stefano Di Battista e la Reddolphins Big Band.
Cammariere, che concerto proporrà al pubblico del Politeama?
Sicuramente presenterò il mio ultimo lavoro discografico, dal titolo «Una sola giornata», uscito la scorsa primavera. Sono 13 tracce, frutto della collaborazione con Roberto Kunstler, che spaziano tra canzone d’autore, jazz e bossa. Poi ci sarà spazio per i successi come «Tempo perduto» e «Via da questo mare», combinando tra loro momenti di poesia, atmosfere jazz, ritmi latini e sudamericani; senza tralasciare la grande scuola cantautoriale italiana. Sul palco ci piace giocare con le note, lasciare spazio alla fantasia e alla creatività del momento, per lasciarle sfogare.
A che cosa si deve la costante presenza nei suoi brani di ritmi latini e sudamericani?
È frutto delle mie oramai lontane collaborazioni in Brasile con musicisti dal calibro di Carlos Riva e Denis Andrade, che mi hanno fatto maturare una sensibilità e un fascino verso queste musicalità che non rinnego, anzi valorizzo appena posso inserendo nei mieti testi note di bossa.
Secondo lei, ha ancora spazio la canzone d’autore oggi mentre prende sempre più piede la composizione attraverso la tecnologia informatica?
Sì, senza dubbio, anche se oggi sembra che la sola vera musica sia quella elaborata grazie a un pc, allontanandoci così dal filone della poesia; e tanti giovani non hanno spazio né possibilità di fronte a chi crea addirittura facendo ricorso all’intelligenza artificiale. Ma sono convinto che ci sarà un ritorno alla musica melodica, che è nel dna del nostro patrimonio musicale. Ecco perché sostengo con convinzione che occorra rinforzare lo studio della musica nelle scuole, per comunicare valori ed emozioni eterni scolpiti tra i versi di una canzone. D’altronde la musica offre numerose possibilità di dialogare con la letteratura: da qui bisogna ripartire, dai giganti che ci hanno preceduto.
Quali sono i suoi progetti per il futuro?
A breve tornerò al mio grande amore, le colonne sonore, con le musiche per il film di Dario Germani dal titolo «Revival». È un film «horror esoterico». Poi proseguirò con la ricerca di nuove vie di sperimentazione linguistica e di composizione.
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