Sanremo, Emma, Achille Lauro: il violino «pop» di Federica Quaranta

Nella musica di Federica Quaranta è sempre mattina: sono note in viaggio, brulicanti di vita, affaccendate per le strade. Una frenesia d’esserci, una rincorsa senza fine. Artista poliedrica, dalle molte anime. Violista e violinista, cantante e compositrice, orchestrale, camerista, perfino scrittrice. A suo agio nel campo pop e nel territorio classico, su palcoscenici rock e nelle passerelle di moda.
Per 13 edizioni ha suonato nell’orchestra del Festival di Sanremo; ha collaborato con artisti del calibro di Riccardo Cocciante, Pooh, Renato Zero, Al Bano, Fiorella Mannoia, Laura Pausini, Francesco Renga, Pinguini Tattici Nucleari, Achille Lauro; il suo archetto vibra dallo schermo televisivo («Ora o mai più», «La Corrida», «X Factor», «Quelli che il calcio», «The Voice»). Autrice di due cd di musica elettronica, nelle prossime settimane pubblicherà un brano inedito.
È Prima Viola della Alpen Symphonie Orchester, leader del quartetto d’archi Élite, suona in duo con il chitarrista Marco Grasselli (quello di Loredana Berté). Il suo violino ha accompagnato l’esibizione al corpo libero di Vanessa Ferrari alle Olimpiadi di Tokyo 2021. E, ancora, esecutrice dal vivo per grandi marchi come Fendi.
«Mi piace trasformarmi, cambiare pelle, vestito, maschera - racconta -, mutare contesti, pubblico, atteggiamenti. I diversi mondi sonori che abito esigono elasticità mentale, velocità di adattamento, spregiudicatezza, coraggio. Sono una temeraria, esistere in un solo ambito mi soffocherebbe. Il 2025 è stato un anno ricchissimo, dalla lunga tournée con Il Volo, ai tanti programmi TV nei quali ho suonato. Adesso sto preparando un terzo disco e il nuovo singolo. E tanti concerti con l’Orchestra Sinfonica delle Alpi».
Federica, quali sono le maggiori difficoltà del «pianeta pop»?
Riguardano ritmo, groove, amplificazione, volumi altissimi, spazi enormi (si suona quasi sempre con le cuffie). Le prove sono speciali, gli spartiti stenografici, le sonorità «allargate», si usa l’arco in modo particolare. Molti miei bravissimi colleghi orchestrali non riescono ad adattarsi alle richieste dalla musica leggera; e, viceversa, certe sfumature classiche non appartengono ai musicisti rock. Spesso devi gestire intoppi ed emergenze.
In che senso?
Mi è capitato di non sentire il suono del mio strumento solista, di fronte a 6000 spettatori. Zero. In questi casi mantenere intonazione e sangue freddo è un miracolo. Oppure: sei in diretta tv, insorgono problemi tecnici, e tu devi andare avanti con il sorriso sulle labbra.
Cosa ci racconta dei grandi artisti che ha frequentato?
Amadeus è un uomo davvero semplice e alla mano, onnipresente in ogni momento della produzione. Achille Lauro è persona dolce, simpatica, determinata. Una incredibile carica vitale caratterizza Emma. Meravigliosi ricordi mi legano a Ligabue (ho lavorato con lui come viola solista e voce solista); mi ha ospitato per lungo tempo nello studio di registrazione di casa sua: pura gioia. I ragazzi del Volo sono splendidi: ogni volta hanno un sorriso per tutti. Non posso infine dimenticare gli arrangiamenti dei grandi maestri Renato Serio e di Celso Valli, da poco scomparsi. Le loro partiture sono capolavori immortali.
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