Francesco Renga: «Sanremo 1991, che follia portarci i Timoria»

Le recenti edizioni del Festival di Sanremo hanno visto in gara tantissimi artisti della nostra terra. Da Blanco (vincitore nel 2022 con Mahmood) ai Coma_Cose di Fausto Zanardelli. Passando per Mister Rain e Theø della Sad, per citarne alcuni. Lo stesso Francesco Renga era in gara, nel 2024, ma in coppia con Nek. Stavolta sarà l’unico esponente della terra della Leonessa. «Ho scelto questa settantaseiesima edizione proprio per questo, perché volevo essere l’unico», afferma ridendo.
Memoria
Ma la memoria e gli aneddoti corrono anche alla prima volta all’Ariston. Nel 1991, quando era frontman dei Timoria, il gruppo aveva partecipato al Festival di Sanremo nella sezione Novità con il brano «L’uomo che ride». Vennero eliminati già nel corso della seconda serata, ma vinsero il Premio della Critica riservato ai partecipanti di quella categoria.
«I Timoria a Sanremo – ricorda – furono un po’ uno scandalo». E pure degli apripista per altre band underground, che si sono cimentate con l’Ariston – all’epoca più tradizionale che mai – negli anni a venire. «Eravamo i più piccoli tra i grandi. La scelta di proporci fu figlia di quel mix tra irragionevolezza e follia che caratterizza gli artisti agli esordi». Francesco rivendica, per così dire, il fatto di aver spinto la band – all’epoca sotto contratto con l’etichetta Polydor – di proporsi per il Festival anche perché «Omar Pedrini scriveva, e scrive, da dio».
E i 15 giorni
Dal punto di vista della gara non fu un successo. Lo fu, però, quell’inatteso e quasi «creato al momento» Premio della Critica di categoria. Dietro c’è un aneddoto curioso. «Tutti gli altri componenti della band – ricorda – erano già tornati a casa. Tutti tranne me. Mi dissero che si era liberata la mega-suite d’albergo di Zucchero. Pensai bene di non farmi sfuggire l’occasione di godermela, almeno per una notte. Solo che l’indomani avrebbero consegnato il premio e c’ero solo io. In sala stampa non seppi che dire. Non volevo parlare. Mi uscì la frase più assurda possibile: “Questa è la cosa più bella che mi sia capitata negli ultimi quindici giorni”». Se questo non è rock&roll...
Già, i Timoria. «Furono la meta della mia prima fuga dopo la morte di mia madre - racconta -, mentre gli altri componenti della mia famiglia proseguivano sulle rispettive strade». Furono anni caotici, anche all’insegna di «perdita di figure di riferimento. Vivevo con la band. Poi, però, sono scappato anche da lì». Riunire il gruppo? «Sarebbe bello, ma per tante ragioni, ogni anno che passa sembra più difficile che accada».
Progetti
L’ultimo album di inediti da solo risale al 2019. Il futuro, con la nuova partnership con Atlentic/Warner, porterà a un disco di inediti? Sì, ma non esistono scadenze precise. Renga aveva iniziato a lavorare con nuovi autori, ma il cambio di team, «anche con un po’ di sacrificio», lo ha portato ad accantonare quei provini. Ci sarà invece un tour, al via il 3 ottobre da Napoli, e che passerà dal Dis_Play di Brescia il 30 dello stesso mese. Renga pensa a uno show a 360 gradi, con una scaletta antologica. «Perché, alla fine, il pubblico è lì per sentire certe canzoni in particolare. Non mancheranno però chicche o rivisitazioni»
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