Musica

Nini Giacomelli: «Quando Ornella Vanoni mi disse: “lavora con me”»

Enrico Danesi
L’autrice camuna, che ha scritto varie canzoni per lei, ricorda la cantante scomparsa a 91 anni: «Una donna bella, ironica, elegante e dallo stile interpretativo unico»
Nini Giacomelli con Ornella Vanoni
Nini Giacomelli con Ornella Vanoni
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Una miriade di messaggi di cordoglio e simpatia, lodi all’artista e al personaggio: come sovente accade in quest’epoca di comunicazione diffusa, la morte di Ornella Vanoni ha suscitato i commenti di celebrità (che non necessariamente l’hanno conosciuta) e persone comuni. Per andare oltre le frasi di circostanza, abbiamo chiesto un ricordo a chi la Vanoni l’ha conosciuta davvero come l’autrice brenese Nini Giacomelli, che ha scritto varie canzoni per la performer e ne ha frequentato l’abitazione milanese di via Sant’Andrea.

Nini: come entrò nell’orbita di Ornella Vanoni?

In un modo che oggi non sarebbe possibile. Correva il 1980, avevo da poco iniziato a lavorare, e con le colleghe, durante la pausa pranzo, sfogliavo i giornaletti che giravano all’epoca («L’intrepido», «Il monello» e «Ciao 2001»), i quali avevano la bella abitudine di pubblicare i testi delle canzoni e pure gli indirizzi privati (!) degli artisti, come appunto quello di Ornella Vanoni... Mi lascio scappare, leggendo il testo di una canzone, che una cosa del genere potevo scriverla anch’io. Le amiche la prendono come una spacconata, mi allungano un paio di fogli A4 e mi chiudono in uno sgabuzzino, dicendomi: «Ah sì? Allora fallo!». Non scrivevo dall’adolescenza, quando la lettura di Prévert mi aveva ispirato delle poesie. Ma volevo uscire dallo sgabuzzino e mi applicai: alla fine si trattava di buttar giù un paio di strofe e il ritornello... Le colleghe presero il risultato, lo misero in una busta con il mio indirizzo e un paio di note, e lo spedirono. Incredibilmente, nel giro di qualche giorno arrivò la risposta di Ornella Vanoni…

Qual era il contenuto della lettera?

Ornella mi invitava a Milano, al suo concerto con Toquinho. Temevo che fosse uno scherzo ai danni di una ragazza di provincia selvatica e timida, qual ero, che nemmeno pensava di avere nelle sue corde (certo non nei suoi sogni) la scrittura di canzoni. Chiesi dunque a un amico di famiglia milanese di accompagnarmi.

Cosa successe?

Scoprii che non era una presa per i fondelli, tanto che dieci giorni dopo cominciavo a lavorare con Ornella all’album «Duemilatrecentouno parole» (pubblicato nel 1981, ndr) per il quale firmai – insieme a Sergio Bardotti e Ornella stessa – i brani «Fandango» e «La gonna». Nel 1984, avrei scritto nuovamente per lei un singolo, «I grandi cacciatori». Infine, per il suo album «Stella nascente», del 1992, realizzai «L’inventore», in coppia con il musicista Piero Cazzago (un altro bresciano, ndr), che curò la parte musicale.

Ornella Vanoni e Nini Giacomelli negli anni Ottanta
Ornella Vanoni e Nini Giacomelli negli anni Ottanta

Dove si sviluppava la fase creativa?

A casa di Ornella. Come dicevo, erano altri tempi, il contatto era diretto. In via Sant’Andrea ci si trovava a gruppi, a volte c’erano anche i musicisti. Erano brainstorming in cui usciva anche la stupidata o la goliardata, ma da cui alla fine emergevano pure le cose giuste.

Legò subito con un grande autore come Sergio Bardotti?

In principio per nulla, sembravamo cane e gatto. Fu Ornella ad accorgersi per prima di un feeling e di un sentimento che era più forte di noi… Se poi la cosa sia stata un bene non lo so, ma certo lei la intuì perfettamente.

Ricorda quel periodo con trasporto…

Si lavorava bene, gomito a gomito, con profitto e contatto umano, che rappresentava un valore aggiunto. Ma è stato così anche con altri artisti con cui ho collaborato in seguito, come Chico Buarque, Luis Bacalov, Charles Aznavour. Mi manca molto quel clima, ed è il motivo per cui ho scritto sempre meno, sebbene ogni tanto mi cimenti ancora.

Com’era l’Ornella Vanoni che ha conosciuto?

Ho avuto la fortuna di frequentare e conoscere la donna, cioè Ornella, mentre sul palco ci andava il personaggio, la Vanoni, che peraltro aveva una presenza scenica, un’eleganza e uno stile interpretativo unici, con quel modo singolare di cantare sul respiro. Ma la donna era di una simpatia travolgente, colta e dotata di una vis ironica impareggiabile, di una bellezza non urlata, con un’energia spettacolare. Soprattutto era una libera; non trasgressiva, come spesso si è detto, ma proprio libera. Negli ultimi anni, donna e personaggio sono venuti perlopiù a coincidere, come abbiamo visto spesso da Fazio o in altre apparizioni televisive, in cui era divertente e l’ironia affiorava di continuo, senza più freni inibitori. Anche se personalmente ho un po’ sofferto la sovraesposizione mediatica quando il suo declino fisico era fin troppo evidente.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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