Nathan East: «Con Clapton ho condiviso musica, gioie e tragedie»

Un concerto che racchiude una vita. Anzi, le tante vite che hanno ruotato attorno a Slowhand e alla sua musica. Sabato 21 marzo alle 21 sarà al Teatro Marconi di Calcinato The Cream Of Clapton Band, occasione unica di ascoltare il meglio di Eric Clapton suonato dai migliori dei suoi musicisti. Il concerto, prodotto da D’Alessandro & Galli, è promosso dal Comune di Calcinato con La Nuvola nel Sacco, Music&Life - Finisterræ in collaborazione con Associazione Culturale Glenn Gould. Ultimi biglietti (da 34 a 39 euro più diritti di prevendita) disponibili su TicketOne o alla biglietteria del teatro (via Carlo Alberto 1).
L’eccezionalità del progetto si gioca su due fronti. I membri del supergruppo vengono tutti dalla cerchia artistica e famigliare del chitarrista britannico e spesso hanno vissuto in prima persona la nascita e l’evoluzione sul palco di molti di questi brani. È inoltre lo stesso Clapton ad aver dato la sua benedizione alla touring band.
«Eric suona con il cuore e ogni nota ha emozione e anima» spiega Nathan East, bassista e mente del progetto, intervistato in occasione dell’inizio del tour italiano del gruppo. Un curriculum stratosferico, il suo, che va da Clapton a Phil Collins, dai Daft Punk a Michael Jackson e Stevie Wonder. «Penso che ciò che rende unico il suo modo di suonare - dice sempre a proposito di Clapton - sia il tipo di musica che ascolta e di cui ama circondarsi. Le persone non lo sentono semplicemente come ‘un tizio con la chitarra’ ma lo percepiscono a un livello molto più profondo. È come se l’intera esperienza di tutto ciò che attraversa la sua vita venisse fuori dalle sue note».
Il concerto
La scaletta toccherà i migliori pezzi di Slowhand da «Unplugged» e «24 Nights» ma anche brani meno noti ma significativi della storia artistica di Clapton: «Potremmo scegliere a casaccio e verrebbe fuori comunque una selezione magnifica. Il materiale tra cui scegliere è vasto, ci saranno tanti classici» prosegue East, che con Clapton ha un rapporto umano profondo. «Il concerto è un tributo alla vita: la collaborazione con Eric è la storia di quarant’anni insieme, su e giù dal palco abbiamo condiviso tanti momenti personali. Io c’ero quando sua nonna ha esalato l’ultimo respiro e quando se ne andò il figlio Conor e registrammo ‘Tears In Heaven’. Lui era presente quando morirono i miei genitori».
Il quartetto è formato dal batterista Steve Ferrone, altro musicista ambitissimo dai più grandi, che per un decennio da fine anni Ottanta ha definito il sound delle percussioni di Slowhand. Alla chitarra e voce c’è il nipote di Clapton, Will Johns. Per restare in famiglia, il figlio di East, Noah, sarà alle tastiere.
«In questa lineup ci si diverte moltissimo. La chimica c’è e tutti hanno nel sangue il Dna di questi pezzi. Io e Steve abbiamo suonato insieme migliaia di volte, ho visto Will quando era ancora un ragazzino che correva qua e là a casa in Inghilterra, e ovviamente lo stesso per Noah. Ricordo quando a sedici anni prendevo il basso e studiavo ‘Sunshine Of Your Love’. Anni dopo ho potuto suonarla con Eric in persona. Scorrere questi brani è come sfogliare il catalogo della vita».
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@Buongiorno Brescia
La newsletter del mattino, per iniziare la giornata sapendo che aria tira in città, provincia e non solo.
