Musica

«Il festival degli dei»: Marino Bartoletti celebra le voci di Sanremo

Viviana Filippini
Nel nuovo libro il giornalista Marino Bartoletti rende omaggio ai cantanti scomparsi entrati nella storia della kermesse: l’intervista
Il giornalista con il libro - Foto Facebook
Il giornalista con il libro - Foto Facebook
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C’è il Festival della canzone, il Sanremo dei big e delle nuove proposte, dei superospiti e dei co-conduttori, delle pagelle e delle polemiche. Che anche quest’anno si sta apparecchiando, sotto la regia di Carlo Conti, nella città dei fiori. E poi c’è il Festival sognato, della memoria e della fantasia, che evoca in ognuno ricordi più o meno lontani.

A questo show immaginario, Marino Bartoletti ha dedicato «Il festival degli dei» (ed. Gallucci, pp. 396, 19 euro) quinto libro della serie che il giornalista e scrittore ha dedicato al Grande Vecchio (Enzo Ferrari) e ai suoi inseparabili aiutanti alle prese con l’organizzazione di cene, partite di calcio ed eventi che vedono protagonisti sportivi, artisti o cantanti purtroppo scomparsi. «Il festival degli dei» ha al centro un Festival di Sanremo in Paradiso, nel quale il lettore potrà rivedere cantanti che oggi non ci sono più, da Modugno a Mia Martini, da Lucio Dalla a Ivan Graziani, e poi Toto Cutugno, Little Tony, Jannacci, Gabriella Ferri... Ne abbiamo parlato con l’autore.

Marino Bartoletti, perché ha scelto la musica per questo libro?

Il libro esce in coincidenza con i 75 anni del Festival di Sanremo e dopo che nel quarto ho narrato la partita degli dei con i grandi del calcio, mi è sembrata naturale prosecuzione scegliere il «Festival degli dei» con tutti i grandi campioni della musica di Sanremo scomparsi. La gara è in paradiso e così possiamo ripercorrere l’esistenza di questi artisti personaggi a cui abbiamo voluto bene e che ci hanno dato tante emozioni.

Come ha scelto gli artisti protagonisti?

Ho scelto quelli che penso siano stati i più grandi in assoluto. Li ho conosciuti, tutti i cantanti del festival. Anzi, alcuni erano amici cari, ma ho scelto solo alcuni, anche se un paio di loro non parteciperà, perché il festival rievoca momenti di troppo dolore.

Che effetto fa far rivivere queste vite?

Fare rivivere questi artisti ha scatenato emozioni forti, ancora oggi mi commuovo rileggendo quello che ho scritto. Ci sono vite importanti, belle, scellerate, gioiose, fortunate e sfortunate, ben riuscite e non. Sono tutte persone a cui ho voluto bene, da Dalla a Cutugno, a Reitano. Far rivivere le vite meno fortunate è pensare che in questo festival in Paradiso riceveranno quella carezza che la vita si è dimenticata di dare loro sulla terra.

Come mescola fantasia e realtà?

Credo che sia diventato il mio tratto, lo scrivere favole che sembrano storie e storie che sembrano favole. Il punto di partenza è legato alla vita vera dei personaggi e al mio desiderio di rendere loro omaggio con la rievocazione di quello che hanno fatto, del bene che gli abbiamo voluto. Ci piace pensare che in paradiso facciano ancora quello che hanno fatto sulla terra e che ci ha emozionato.

Il ruolo dei personaggi accanto al Grande Vecchio?

C’è Francangelo, personaggio fidato del GV sulla terra e che continua ad esserlo, ma non è solo, ha una bella compagnia: Minangelo, la Carrà che è la domina di tutta la situazione, ma c’è anche Ernesto Assante, che era con noi al Festival di un anno fa, e che nella storia mi piace pensare che si renda utile con la sua competenza. Lo stesso Mike, il conduttore, ha l’esclusiva per il Sanremo in Paradiso e si spende per recuperare alcune anime canore a lui molto care.

Perché leggere questo libro, che chiude la pentalogia degli dei?

Perché con questo Sanremo, sia pure immaginario, si ripercorre la storia d’Italia, attraverso i grandi artisti che l’hanno resa grande. Modugno è un po’ come Garibaldi, la Pizzi è un’eroina del Risorgimento, tutti hanno fatto qualcosa per unire l’Italia attraverso la musica, mi piace immaginare che continuino a farlo anche dal Paradiso.

Come sarà Sanremo 2025?

Una grande festa, penso abbiano fatto bene a scegliere Carlo Conti, per esperienza, competenza, per la sua capacità di gestire l’impatto mediatico di Sanremo. Il cast è interessante, nel senso che il pubblico riuscirà a riconoscersi almeno in uno o due cantanti. In questi giorni ascolterò le canzoni per farmi un’idea dello scenario.

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