Il pop-rock dei Queen in veste orchestrale: la sfida di Diego Basso

Enrico Danesi
Sabato 19 ottobre al «Clerici» di Brescia il maestro dirigerà orchestra e voci classiche in «Diego Basso Plays Queen», rileggendo le hit di Freddie Mercury: l’intervista
Il maestro Diego Basso
Il maestro Diego Basso
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Queen sinfonici, per gradire. La regia musicale è quella del maestro Diego Basso, che dirige l’Orchestra italiana ritmico sinfonica e le voci di Art Voice Academy, con il plus della soprano Claudia Sasso e della seicorde di Stef Burns, già chitarrista per Alice Cooper e da decenni al fianco di Vasco Rossi. L’appuntamento bresciano con «Diego Basso Plays Queen» è previsto per sabato 19 ottobre alle 21.15, al cittadino teatro Clerici (ex Morato) di via San Zeno 168 (biglietti da euro 34,50 a euro 59 più commissioni; info su www.zedlive.com).

Trevigiano classe 1964, di formazione classica, Diego Basso si è nel tempo specializzato nel pop e nel rock sinfonico, collaborando con artisti nazionali e internazionali, da Lucio Dalla ai Pooh, dal Volo a Katia Ricciarelli, Simon Le Bon e Brian May. Da un paio d’anni, Basso lavora al progetto che mette al centro la musica dei Queen, da lui riarrangiata in chiave sinfonica.

Maestro Basso: il motore è la passione per i Queen?

Alla base c’è in effetti la passione. Tanto che da quando ho cominciato a dirigere orchestre, cimentandomi con un repertorio pop-rock sinfonico, non sono mai mancati brani come «Somebody To Love» o «We Are the Champion»s. L’idea di uno spettacolo ad hoc nasce tuttavia di recente, per una combinazione di eventi.

Ce li racconti...

Mi è capitato di collaborare con Mark Martel, che ha «prestato» la sua straordinaria voce al protagonista Rami Malek nelle parti cantate del film «Bohemian Rhapsody» (2018), inducendomi a sviluppare maggiormente il repertorio della band. In seguito, producendo un disco per il tenore Luca Minnelli («La voce è musica», del 2022, ndr), laddove era previsto un duetto con la cantante Kerry Ellis, prodotta da Brian May, sono entrato in contatto proprio con il fondatore e chitarrista dei Queen, che ha addirittura suonato nella traccia Forever and Ever With You. L’incontro mi ha dato la spinta definitiva.

Ha chiesto consigli a May per il lavoro?

Non sono arrivato a tanto, ma nel periodo della collaborazione ho appreso parecchio da lui. Anche che tra i progetti non realizzati dei Queen c’era quello di suonare i loro pezzi insieme a una grande orchestra sinfonica. Negli arrangiamenti dello spettacolo, che ho curato personalmente, ho cercato di rispettare le stesure originali e le armonie dei Queen, ricordando che essi stessi prefiguravano un futuro orchestrale.

Cosa dobbiamo aspettarci?

Non facciamo cover, il livello è un altro. Cominciamo con un’ouverture sinfonica, un medley in cui sono concentrati estratti dei brani che poi eseguiremo vocalmente. La chicca è forse «Bohemian Rhapsody», che dal vivo nemmeno i Queen suonavano, per la sua complessità: potendo contare su tante voci e strumenti noi invece lo facciamo.

Ha portato in giro per anni il repertorio di Ennio Morricone. Lo considera il miglior autore di colonne sonore in assoluto?

Credo di sì. Anche Hans Zimmer, John Williams e John Barry sono fantastici, ma sono un’altra cosa. Morricone con tre note arriva al cuore e arriva a tutti. E se stacchi un suo brano dal film per cui è composto, resta una hit... Anche dopo vent’anni che dirigo la sua musica, riesco a stupirmi per certe frasi musicali, per certe invenzioni.

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