Festival pianistico, Ilia Kim rende omaggio ai compositori italiani

Un’esibizione convincente quella di mercoledì: applausi per la musicista coreana da parte di un affollato chiostro del Museo Diocesano
Andrea Faini
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Trascinante Ilia Kim al Diocesano

La Spagna senza la Spagna (o quasi). Scelta originale quella di Ilia Kim per il suo recital per il Festival Pianistico Internazionale, ieri sera in un affollato Chiostro del Museo Diocesano. La pianista coreana – che ha presentato tutti i pezzi con competenza, disinvoltura e non poca ironia, guadagnandosi le simpatie del pubblico – ha evitato, con la sola eccezione di Granados, di affrontare autori nati nella penisola iberica, rendendo omaggio al tema della rassegna mostrando le molteplici manifestazioni dell’influenza spagnola in compositori italiani di tre epoche diverse.

Sfumature

Nel «Coro di festa e marcia funebre» dal Don Carlo che ha aperto il concerto, per la verità, troviamo più Verdi che Spagna – se dimentichiamo l’ambientazione dell’opera, a dominare è un vigoroso senso del dramma – ma lo scenario cambia con le due Sonate di Scarlatti eseguite subito dopo. Qui Kim guarda più alle sfumature del pianoforte che alla spoglia essenzialità del clavicembalo, e non senza qualche pesantezza affronta le ombre inquiete che attraversano la tastiera, con gli elementi ritmici del folklore iberico piegati ad una superiore esigenza espressiva, tanto nella meditativa Sonata K 462 quanto nella più elettrica K 463.

L'esibizione di Ilia Kim al Festival pianistico
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L'esibizione di Ilia Kim al Festival pianistico

Reminiscenze scarlattiane si avvertono nella Sonata op. 25 n. 5 di Muzio Clementi, tra le più cupe scritte dal compositore romano, una casa dalle solide fondamenta formali infestata da spettri e immersa nell’oscurità, che solo nel movimento lento centrale si apre alla luce e all’aria fresca di una morbida e ispirata condotta melodica. Ilia Kim esaspera i contrasti, spezzando la coerenza formale per assecondare l’urgenza drammatica, ma governa il pianoforte nella tempesta con fermezza e lucidità, esaltandone la tenebrosa bellezza.

Al termine

Appassionata e travolgente l’ultima parte del concerto, prima con tre delle Escenas románticas di Granados – una fresca ventata di colori e seduzioni, con poca ragione e molto sentimento – poi con l’Andante spianato e la Grande Polacca brillante op. 22 di Chopin. Il pubblico apprezza e viene premiato con i metafisici languori della wagneriana «Morte di Isotta», un folgorante Improvviso di Schubert e il romantico Sonetto 104 del Petrarca di Liszt.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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