C’era un ragazzo (più di uno a essere precisi) che, come me, amava i Beatles e i Rolling Stones. Poi quel ragazzo è diventato adulto, superando il trauma per la divisione dei Fab Four, ed ha continuato ad amare gli Stones, rimpiangendo i Beatles e comprando gli album solisti dei quattro di Liverpool. Lo stesso ragazzo è diventato vecchio (si può ancora usare questo termine?), John Lennon ci è stato portato via, il mondo è cambiato mille e più volte. E, ancora, a scandire il suo tempo c’erano (anche) gli album di Mick Jagger & Keith Richards (e, dal 1975, Ron Wood) e di Sir Paul McCartney. Anzi, sono stati addirittura rivitalizzati (in due momenti differenti) persino i Beatles con inediti, cofanetti celebrativi, video. E quello che era un ragazzo e adesso – anno più anno meno – è un arzillo pensionato, ha continuato ad amarli.
Ma non è finita: il 2026 è ancora l’anno degli Stones, che a luglio daranno alle stampe un nuovo album, «Foreign Tongues», ma anche di McCartney, che a fine mese pubblicherà «The Boys of Dungeon Lane», in cui duetta con Ringo Starr. Il 50% dei Beatles di nuovo in studio insieme. E via con le lacrime di giubilo
Sia gli Stones sia gli oramai Fab Two sono «on the road» da fine anni ‘50, con l’esordio discografico che appartiene all’alba dei favolosi sixties. E, ci scommetterei, non avrebbero mai pensato di invecchiare tra palchi e sale di incisione. Del resto Pete Townshed degli Who aveva scritto, a mo’ di provocazione, che sperava di morire prima di diventare vecchio. Sfortunatamente per alcuni eroi di quella generazione d’oro del rock, è andata così: Jimi Hendrix, Keith Moon, Janis Joplin, Brian Jones. Ma molti di loro sono ancora «alive and kicking», e non ne vogliono sapere di ritirarsi a vita privata. Ve lo immaginate Keith Richards in versione umarell?

Evitando ogni predicozzo sulla gerontocrazia del rock, veniamo ai fatti. Anzi, al quesito dei quesiti: perché i superstiti del più grande gruppo pop di sempre e l’oramai incanutito simbolo della trasgressione nella musica (valga solo l’avere una linguaccia come simbolo. Fuoriclasse assoluti…) si prendono la briga di scrivere, arrangiare e registrare canzoni nuove?
Siamo onesti: se avete mai assistito ad una esibizione live di Paul McCartney, saprete bene che il pubblico aspetta solo i brani dei Beatles. E alcune delle sue canzoni più iconiche da solista (vedi alla voce «Band on the Run»). Stesso discorso per gli Stones, con gli stadi che letteralmente esplodono alle prime note di «Satisfaction» o si commuovono con «Angie». Quindi di pezzi nuovi non c’è, onestamente, bisogno. Vogliamo le hit, i successi macinati in cuffia o nello stereo fino alla nausea. Quelli che i nostri genitori ci hanno fatto ascoltare da piccoli e che, adesso, cantiamo insieme a loro ai concerti. Col paradosso che gli iconoclasti del rock sono diventati «cantanti per famiglie». E noi, più reazionari di mamma e papà, a trap e compagnia (non) cantante preferiamo il sound rassicurante dei nonnetti terribili dal talento sopraffino. Ve la immaginate Taylor Swift che, a 80 anni, va in tour? Io no. Per fortuna.
Ps Piccola precisazione: Ron Wood 80 anni li compirà solamente l’1 giugno del 2027. Del resto il rock è un paese per giovani.




