Musica

Ermal Meta: «Il Concertone, poi il palco a Brescia»

Enrico Danesi
Primo Maggio a Roma per l’artista, poi sabato 3 maggio in città con il tour «Buona Fortuna»
Ermal Meta - © www.giornaledibrescia.it
Ermal Meta - © www.giornaledibrescia.it
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Arrivato al successo dopo una lunga gavetta, Ermal Meta ha recuperato in fretta il tempo perduto, tra musica, libri (scritti) e apparizioni televisive. A testimonianza di tale versatilità, basti ricordare che il quarantaquattrenne cantautore di origine albanese, da sempre in equilibrio tra il rock degli esordi collettivi e il pop frequentato da solista, sarà proprio oggi tra i conduttori del Concertone del 1º Maggio di Roma.

Sabato 5 maggio approderà invece a Brescia, alle 21, per un concerto al Dis_Play del Brixia Forum (in via Caprera 5, con l’organizzazione del Cipiesse; disponibili biglietti da 35 a 50 euro + prevendita; info su www.cipiesse-bs.it). Da martedì 13 maggio sarà poi nelle librerie, e negli store digitali, «Le camelie invernali» (La Nave di Teseo, 176 pp., 19 euro), suo secondo romanzo.

Tornando alla musica, il tour nei teatri è incentrato sull’album pubblicato a maggio 2024, «Buona Fortuna», il quinto in studio: un concept che indaga la (buona) sorte e il destino, dedicato alla sua primogenita Fortuna Marie, nata lo scorso giugno.

Ne abbiamo parlato con lui.

Ermal, è risaputo che il concerto che porta a Brescia ha una struttura particolare. Ce ne spiega il motivo?

È una sorta di percorso al contrario, che nasce dalla domanda: cosa c’è prima delle canzoni? Ho voluto abbattere la quarta parete (quella che nel teatro, o nel cinema, separa l’attore dallo spettatore, ndr) e portare il “camerino” - cioè il posto in cui l’artista si mette a nudo - direttamente sul palco, o in platea. In scena ci siamo soltanto io e il pianista Davide Antonio Pio: ma non è un concerto povero sul versante sonoro, sebbene l’idea sia quella di andare all’essenza, perché ci sono un pianoforte, un mellotron, un sintetizzatore, un vocoder, chitarra acustica ed elettrica, un synth modulare e ammennicoli vari. Insomma, le possibilità in ordine al sound sono tante, per di più con una buona dose di improvvisazione, cosicché le canzoni non escono mai due volte nello stesso modo.

Conduce per il secondo anno consecutivo il Concertone. Che esperienza è?

Bella e importante, tanto che la ripeto volentieri. Lo scorso anno non ero spaventato all’idea, forse perché da fuori non ne avevo percepito la dimensione. Poi l’avventura non era cominciata nel migliore dei modi, considerata la bufera che si abbatté su Roma, con acqua a catinelle.

Ma alla fine è stata divertente e formativa, seppur faticosa. "Scampato a quella - mi sono detto, accettando di nuovo - posso affrontare qualunque cosa". Ma non avevo messo in conto l’emozione, amplificata dal fatto che ora so cosa mi aspetta.

È uno dei membri più attivi della fondazione “Una Nessuna Centomila”, presieduta da Fiorella Mannoia, che ne ha elogiato l’apporto nel concerto tenuto recentemente a Brescia. Più o meno negli stessi giorni, una sua dichiarazione («Da uomo, a volte sono spaventato dal mostro che dorme in me») veniva semplificata e strumentalizzata. Si aspettava le polemiche?

Le avevo messe in conto, perché questi sono temi evidentemente divisivi, anche se a me continua a suonare strano che ci si possa dividere su simile materia. Mi sono limitato a ricordare una cosa scontata: che nella nostra umanità ci sono il bene e il male, la luce e l’oscenità, e che quasi nulla è mai di un colore solo. Mi rivolgevo quindi ai maschi (perché sono i maschi, perlopiù, responsabili dei femminicidi e di questa mattanza nei confronti delle donne), ricomprendendomi ovviamente nella categoria. Ma, attenzione, non ho detto: “Tutti gli uomini sono dei mostri”.

Perché sarebbe una semplificazione sbagliata, e farebbe torto a tanti uomini meravigliosi. Ora, se la reazione alle mie parole, da parte di taluni (polemisti di professione e affini), è del tipo “Il mostro sarai tu!”, se l’acqua ossigenata che io verso comincia a schiumare copiosamente, allora significa che c’è la ferita, ed è più profonda di quanto non si voglia ammettere. Ma non per questo desisterò dal ribadire certe cose.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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