Emma Arizza e Stefano Marzanni: «Il nostro amore nato sul palco»

In quanti diversi modi può tradursi l’amore in musica? Brani dedicati al coniuge, ai figli, agli amici più cari; dediche, citazioni, allusioni nascoste nel pentagramma; omaggi e regali sonori; una complice e affettuosa intesa sul palcoscenico, quale specchio di affetti già consolidati nelle proprie appaiate esistenze.
Il duo formato da Emma Arizza (violino) e Stefano Marzanni (pianoforte), conosce e vive tutte queste sfumature. Le svela al pubblico in due concerti a ingresso gratuito: questa sera (venerdì 13) a Flero, alle 21 nella Villa Monastero in via San Martino (in caso di pioggia, al teatro Le Muse in via Aldo Moro 109), e sabato 14 a Gargnano, alle 20.30 nella chiesa di San Francesco; lo spettacolo, intitolato «L’amore in musica», sarà replicato a Londra in autunno (1910 Arts Club, Burgh House Hampstead, Kings Place) e a Pechino (Istituto Italiano di Cultura).
Arizza e Marzanni da oltre un decennio risiedono e lavorano in Inghilterra; Stefano, nato a Flero, si è diplomato al «Marenzio» di Brescia, è pianista, tastierista, compositore, arrangiatore; Emma, comasca, classe 1996, è stata premiata in più di 20 concorsi nazionali e internazionali. «Il nostro amore è sbocciato al concerto di apertura degli Atp Tennis Championship 2019 alla Royal Albert Hall di Londra, davanti a 3000 spettatori – confida Stefano –, complici i sospiri della Csárdás di Monti».
Stefano, Emma: come è strutturato il vostro spettacolo «L’amore in musica»?
È un racconto di suoni e parole – spiega Emma –: intrecciamo celebri brani per violino e pianoforte con la corrispondenza privata di Clara Wieck e Robert Schumann. Attraverso le loro lettere, appassionate, ironiche e poetiche, guidiamo il pubblico nei meandri del cuore e dell’animo umano: dagli ideali romantici penetriamo nell’intimità del sentimento nuziale. Iniziamo con la Sonata n. 7 in do minore op. 30 n. 2 di Beethoven, compositore che Robert Schumann venerava fin da giovanissimo: «con la sua musica il mio cuore mi esplode nel petto», scrive; proseguiamo con il tepore introspettivo di alcune Romanze di Robert e Clara, opere dense e concentrate, «lettere d’amore senza testo», come si confidano reciprocamente; chiusura con Antonio Bazzini, bresciano «poeta del violino» (così Schumann, nella sua rivista lipsiense). «Il mio pianoforte sa parlare il tuo nome», confessa Schumann a Clara. Musica: lingua segreta, per chi sa capire.
Voi vivete a Londra, come si svolge lì la vita musicale?
È davvero ricca, con molte situazioni elastiche e informali – aggiunge Stefano –, a tutte le ore del giorno, fino a tarda notte, e in luoghi insoliti: recentemente abbiamo suonato alla County Hall, ex sede del governo londinese, oggi riconvertita in spazio culturale nel cuore della City. Numerose pure le esibizioni in case private, sul modello dell’antico salotto, dove esecutori e pubblico possono incontrarsi e dialogare con la massima libertà, attraverso narrazioni, battute, descrizioni, metafore. Sono graditi gli applausi a scena aperta, anche se a volte sembra di essere a un concerto rock, per i continui scoppi di entusiasmo! Ciò accade quando l’ascoltatore si trova a proprio agio.
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