Musica

Loneriver torna con «About you»: il nuovo ep del bresciano Lonati

Enrico Danesi
Il disco del cantante è disponibile sulle piattaforme digitali ed è composto da cinque tracce
Il cantante Alessio Lonati
Il cantante Alessio Lonati
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Radiografia di un amore finito, dalla sua genesi fino all’archiviazione. È il percorso intrapreso da Loneriver (progetto musicale del songwriter bresciano Alessio Lonati) in «About You», ep disponibile sulle piattaforme digitali dal 23 maggio e composto da cinque tracce, un paio delle quali già uscite come singoli. Loneriver è un format che l’artista originario di Botticino – che vanta esperienze in qualità di produttore, musicista e cantante in band come Jennifer Gentle, Yonic South e Le Case Del Futuro – ha definito negli ultimi anni, optando per un approccio più intimo e personale, quindi pubblicando a dicembre un vinile con due canzoni prodotte da Marco Fasolo («The End», «Without You»), che hanno fatto seguito a una manciata di singoli rilasciati in precedenza.

Pezzi in inglese, che rinviano alle sonorità della scena indie folk americana (Bon Iver e Phoebe Bridgers, su tutti), di quella più mainstream (Lana Del Rey, che a sua volta richiama in modo raffinato la scena Sixties), con organi distorti e slide guitars, al contempo evidenziando echi sparsi di David Bowie, Beach Boys ed Elton John. Nel Bresciano, la possibilità di ascoltare tali brani e il resto del repertorio di Loneriver si materializzerà al Diluvio Festival di Ome (il 24 luglio) e al Darsena Pop di Palazzolo sull’Oglio (il 4 settembre), con Lonati che – impegnato a voce e chitarra – sarà coadiuvato sul palco da Kevin Magliolo al basso, Michele Gatti (The Clegg) alla batteria e Simone Ferrari (Jules not Jude, Tin Woodman) alle tastiere. L’abbiamo sentito.

Alessio, c’è un ordine (crono)logico nelle canzoni dell’ep, visto che «About You» (Intorno a te) precede «Without You» (Senza te), mentre «The End» (Fine) sigilla il disco. O non è così?

È vero, c’è un filo logico. Si parte da un momento di stallo («Time’s Up»), quasi un prequel di quanto accadrà poi, ovvero il culmine rappresentato in «About You», che celebra la pienezza di un amore che poi però naufraga.

L’ep è quasi un (mini)concept per delineare un percorso dell’anima…

Vuol essere una riflessione su quanto l’amore possa essere potente e sfuggente allo stesso tempo, in un gioco dualismi, di avvicinamenti e distanze che si alternano di continuo. Ogni canzone è l’istantanea di un momento in cui si perde o si trova qualcosa, con la consapevolezza che nulla resta mai del tutto immutato.

Nonostante sia un «fiume solitario» (questa la traduzione letterale del nome «lone river»), ha recuperato la dimensione collettiva per i live. Nostalgia del gruppo?

Diciamo un’evoluzione rispetto a quando il progetto è partito, a ridosso del Covid, ed era naturale stare in studio da solo. Poi mi è venuta voglia di andare oltre il nome e i suoi limiti…

La psichedelia e parecchi elementi del sound rimandano all’universo musicale di fine anni Sessanta e degli anni Settanta, ma l’uso della voce è moderno. È l’impasto che voleva?

Nel momento di scrittura delle canzoni l’orecchio tende a essere sempre un po’ pop e contemporaneo. Quando invece entra in gioco il discorso produttivo, l’arrangiamento e il suonato, il modo insomma in cui rendere il brano, allora si fanno strada riferimenti anni Sessanta e Settanta, quelli che a me piacciono da sempre.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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