Due anni fa Ugo Frialdi, cantante di Bandafaber, Traffika e Santiago, è stato all’inferno. Poi, come Dante, è uscito a riveder le stelle. E, come il Sommo Poeta ha raccontato tutto nella «Divina Commedia», lui ha cristallizzato un’esperienza fatta di «lacrime, paura di morire e veleno nelle vene» in «Vivila», canzone che, per contrappasso, è un inno alla vita. Scritto da chi ha rischiato di perderla, il brano esorta a non mollare: «Combattere sarà più facile, se inizi a convincerti che ciò che salva è la forza ch’è in te».
Inizio 2023. Frialdi fa degli accertamenti, che danno un esito da brivido: «Una grave malattia – dice Ugo senza chiamarla per nome –. Quella che più spaventa». Praticamente l’inferno, che lui affronta a tappe forzate: l’ospedale, l’intervento («per fortuna risolutivo»), la convalescenza, i concerti annullati e, soprattutto, la voglia di tornare a cantare. Dopo mesi di supplizio, finalmente il concerto del 15 luglio ’23, nella piazza di Castelgoffredo.



