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Lonato, alla Bottega della Lirica «l’emozione di un vero palco»

Enrico Raggi
La fondatrice è Anna Brandolini, ferrarese di nascita e bresciana d’adozione. Stasera dirigerà «La Bohème» alla Rocca Viscontea
Anna Brandolini è la fondatrice della Bottega della Lirica
Anna Brandolini è la fondatrice della Bottega della Lirica
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L’antico «andare a bottega» era passaggio obbligato per apprendere i segreti di un’arte. Creò un laboratorio musicale Peter Maag, grande direttore d’orchestra svizzero, alla fine del secolo scorso, a Treviso. A Lonato esiste La Bottega della Lirica fondata da Anna Brandolini, ferrarese di nascita e bresciana d’adozione, pianista, clavicembalista, direttrice, concertatrice, docente a Venezia, dove si trasferì dal Conservatorio di Padova appositamente per collaborare con l’associazione Opera Studio, partner del teatro La Fenice.

«La Bohème»

Brandolini sarà stasera sul podio alla Rocca Viscontea di Lonato del Garda, dove su iniziativa della Bottega lonatese – nata ufficialmente nel 2015 ma che già dal 2011 approfondisce e allestisce un’opera e la presenta in pubblico, con veterani e giovani promesse appaiati in palcoscenico – e in collaborazione con il Comune e Lonato Turismo, alle 20.45 va in scena «La Bohème» di Giacomo Puccini, con l’Orchestra Garda Sinfonietta, il Coro Lirico e Voci Bianche «San Filippo Neri», Alessia Panza (Mimì), Zizhao Chen (Rodolfo), Anna Brandolini come dicevamo sul podio e la regia di Roberto Scandiuzzi; biglietti da 15 euro, acquistabili su labottegadellalirica.com o al 349-5608347; in caso di maltempo lo spettacolo è rimandato a domani.

Anna Brandolini, che obiettivi ha la vostra Bottega?

«Vogliamo integrare una lacuna che affligge gli studi accademici e non prepara adeguatamente alla professione lirica: a uno studente di canto viene insegnata la tecnica vocale e ci si esercita assiduamente su arie singole, ma non si cura mai la preparazione di un’opera completa, alla quale il lavoro della Bottega è invece finalizzato: ai giovani offriamo reali esperienze di arte scenica, indicazioni registiche, interazione con luci e costumi, equilibri fonici con altri solisti, coro e orchestra, e il conclusivo debutto in ruolo nell’opera studiata, di fronte a un vero pubblico».

Quali artisti partecipano alle vostre attività?

«In passato abbiamo coinvolto Luciana Serra, soprano che ha scritto pagine gloriose di storia del melodramma; da qualche anno ci affianca Roberto Scandiuzzi, basso di straordinaria carriera ed esperienza, con decine di dischi all’attivo e centinaia di recite nei teatri di tutti il mondo, sotto la bacchetta di Muti, Solti, Abbado, Sinopoli, Masur, Levine, Haitink, fra i tanti. Numerosi pure i maestri collaboratori, di sala, di palcoscenico, alle luci, scenografi e costumisti che fanno pratica da noi. Figure molto richieste, eppure sempre più rare».

Roberto Scandiuzzi, che importanza ha lo studio?

«Il canto va insegnato, pena un generico dilettantismo buono per il microfono. Il cantante deve arrivare alla piena coscienza di ciò che gli serve e quello che il compositore vuole da lui. La voce è uno strumento a tutti gli effetti, ha le sue regole, necessità, limiti e punti di forza. Il canto è una disciplina rigorosa che va trasmessa e appresa. L’istinto può condurti a una prima forma di bellezza, ma solo metodo, consapevolezza, una specifica “attrezzatura” ti inoltrano in territori più vasti, luminosi e profondi. Oggi i confini dell’arte si sono spalancati, le distanze sono diventate minime, gli stili stanno mutando. Possedere l’idioma italiano non basta più: occorre togliere al canto lirico scorie, inquinamenti, corruzioni che lo assediano per restituirgli l’originale splendore».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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