30 artisti da nove Paesi: al Teatro Grande parte la Notte del Jazz

Lo diceva Herbie Hancock, «Jazz significa essere nel momento». E ancora una volta La Grande Notte del Jazz dimostra di saper leggere bene la contemporaneità offrendo un ampio scorcio dell’enorme moltitudine di linguaggi della musica che per eccellenza si crea nel presente. La nona edizione della rassegna firmata Fondazione del Teatro Grande, con la collaborazione artistica di Emanuele Maniscalco e Luigi Radassao, si terrà sabato 7 marzo e dalle 17.30 riempirà gli spazi del massimo cittadino con una maratona musicale dal format particolarissimo. Undici concerti per oltre sette ore di musica, divisi in tre differenti percorsi.
Il pubblico sarà chiamato a scegliere tra Air, Ground e Fire, itinerari d’ascolto votati a esplorare diverse forme espressive del jazz che ruoteranno in altrettanti luoghi suggestivi del Teatro: il Ridotto, il Salone delle Scenografie e la Sala Palcoscenico Borsoni.
«In quasi dieci anni La Grande Notte del Jazz è cresciuta, riuscendo a mantenere eccezionalità e identità» ci ha spiegato al termine della conferenza stampa tenutasi ieri pomeriggio al Teatro Grande il sovrintendente e direttore artistico, Umberto Angelini.
«Parteciperanno oltre trenta artisti provenienti da nove paesi del mondo. Non è il classico festival ma una realtà internazionale, connotata da condivisione, scambio artistico, allegria. Un’occasione preziosa anche per i musicisti di conoscersi e creare contatti duraturi. Siamo molto felici della conferma di una formula unica che ha trovato nella città di Brescia il suo compimento migliore».
I protagonisti
Tra i nomi principali del percorso Air ci sarà il trio Paracadute di Irene Giuliani, sospeso tra scrittura estemporanea e sperimentazioni giocose e il duo di Giovanni Guidi al piano e Francesco Bearzatti al sax, tra composizioni e libera improvvisazione, virtuosismi e riflessività.
Ground presenterà la performance «Lyra, in memoria di P.P.P.», rito sonoro che intreccerà musica e poesia, versi friulani di Pasolini, canti popolari e composizioni originali con la voce di Elsa Martin e il piano di Stefano Battaglia. Fire si accenderà con la suite dedicata a Charles Mingus del duo di Matteo Mosolo (contrabbasso) e Flavio Zanuttini (tromba), seguiti dal quartetto parigino della sassofonista Olga Amelchenko in cui composizioni sperimentali incontreranno le ispirazioni di Coltrane, Henderson e Turner.

Anche quest’anno, prima del concerto principale, è prevista una pausa per dare il tempo agli spettatori di popolare i dintorni del teatro, rafforzando il dialogo tra la manifestazione e il tessuto economico e turistico di Brescia.
Alle 22.30 tutti i percorsi confluiranno poi in Sala Grande per l’esibizione di Óskar Guðjónsson al sassofono e Skúli Sverrisson al basso elettrico. Il duo islandese, tra i nomi di spicco della scena odierna, unirà melodia, sperimentazione e improvvisazione in raffinati paesaggi sonori, in equilibrio tra silenzio e suono. Il biglietto del solo concerto conclusivo sarà acquistabile anche singolarmente.
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