Da Brescia al Perù, sulle orme dei Nasca: addio a Giuseppe Orefici

Se n’è andato all’età di 79 anni, stroncato dalla malattia, Giuseppe Orefici, l’archeologo bresciano noto a livello internazionale per le sue ricerche sulle civiltà preispaniche del Sudamerica, in particolare sui Nasca e Rapa Nui. Nato a Brescia nel 1946, dopo la laurea in Architettura, Orefici ha condotto numerose indagini in Perù, Bolivia, Cile, Messico, Cuba e Nicaragua. Ha diretto scavi archeologici nel centro cerimoniale di Cahuachi (Perù) dal 1982, a Tiwanaku (Bolivia) dal 2007 al 2014 e nell’Isola di Pasqua dal 1991 al 1993 e nel 2011.
Le mostre
I suoi interessi scientifici sono stati concentrati prevalentemente sullo studio degli aspetti socio-culturali delle civiltà Nasca e Tiahuanaco, con riferimento soprattutto all’architettura e ai petroglifi. Orefici ha pubblicato numerosi saggi e articoli ed ha curato, inoltre, mostre sulla cultura preispanica in America e in Europa. Tra queste, anche le mostre realizzate per Brescia Musei: «I doni del Sole» a palazzo Bonoris nel 1999 con pezzi dalla collezione Avigini di Biella, e al Museo di Santa Giulia nel 2009-2010 «Inca. Origine e misteri delle civiltà dell’oro», assieme ad Antonio Aimi. Il suo progetto più importante, ancora in corso, è il sensazionale scavo archeologico e la valorizzazione del sito di Cahuachi: dal 1982, sono state fatte emergere dal deserto più di 34 costruzioni monumentali, tra cui alcune piramidi, vicino alla costa meridionale del Perù. Si tratta del più grande centro cerimoniale in mattoni crudi al mondo, costruito in cinque fasi tra il 450 a.C e il 450 d.C.

Il Progetto Nasca
Diretto dallo stesso Orefici, si propone di localizzare la zona di espansione della cultura Nasca (Nazca in spagnolo, nome con cui si indica anche il popolo che abitava anticamente nell’area), mettendo in relazione i principali siti abitativi con il grande centro cerimoniale di Cahuachi, e le linee di Nasca, quegli enormi disegni, visibili nella loro interezza solo dal cielo, che rappresentano i profili stilizzati di animali.
Gli studi e il museo
L’archeologo era direttore del Centro Italiano di Studi e Ricerche Archeologiche Precolombiane (Cisrap), che ha sede nella nostra città, associazione culturale dedita alla ricerca e alla diffusione della conoscenza delle culture e civiltà precolombiane, con specifica attenzione alle civiltà del Perù, tra cui appunto quella di Nasca. Il Cisrap, infatti, collabora attivamente con il Progetto Nasca e con il Museo Antonini creato nella località peruviana con i reperti degli scavi.
Giuseppe Orefici è stato una figura culturale a tutto tondo: ha tenuto lezioni alla Sorbona, interventi in programmi televisivi, su riviste e giornali di tutto il mondo, da Discovery Channel alla Bbc, da RaiStoria al National Geographic. Nella lunga e luminosa carriera ha ottenuto numerosi riconoscimenti (anche l’Ateneo di Brescia lo annovera tra i soci). «Una persona generosa, disponibile, innamorata del suo lavoro» così lo ricorda il prof. Antonio Aimi, che con Orefici ebbe a condividere diverse esperienze, compresa la curatela della rassegna bresciana sugli Inca: «Mostra itinerante, che portammo poi a Parigi, integrata con nuovi pezzi e testimonianze».
La persona
«Giuseppe – prosegue Aimi, che è stato docente per quasi 20 anni di Civiltà precolombiane all’Università statale di Milano – lavorava sulla costa sud del Perù, io invece ho lavorato sulla costa nord, quella più ricca di oro. Posso dire, perché si tratta di evidenze oggettive, che è stato il più grande esperto al mondo della cultura Nasca. Ha scritto e fatto datazioni più di chiunque altro e non si è fermato a questo: ha anche voluto creare un museo in loco con i reperti che egli stesso aveva portato alla luce».
Un altro aspetto della personalità del grande bresciano, che traspare dalla testimonianza dell’amico e collega, è il rigore e la riluttanza ad avvalersi delle scoperte archeologiche per “farsi bello” nell’ambiente accademico e tanto meno per “far carriera”. Aimi ha sentito Giuseppe Orefici per l’ultima volta un paio di settimane fa: «Non stava bene – ricorda – e sua moglie mi aveva riferito che faticava a rispondere alle telefonate. Insieme avevamo pensato ad un nuovo progetto, da condividere con una collega di un’importante istituzione americana, consistente nello studiare le opere dell’antica civiltà peruviana dal punto di vista artistico. Poi, purtroppo, non è stato possibile…».
Il film
Nel 2020, va ricordato, la regista cremonese Petra Paola Lucini ha realizzato il film «Cauhachi. Labirinti nella sabbia», che racconta la straordinaria avventura dell’archeologo bresciano, impegnato (allora da oltre 40 anni) nei lavori a pochi chilometri da Nasca e dalle sue celebri linee. Un deserto, usando le stesse parole di Orefici, in cui «l’uomo si annulla e viene assorbito dall’infinito». Lo studioso lascia la moglie Elvina, la figlia Sarah e il nipote Giulio. Giuseppe Orefici riposerà alla Casa del Commiato, in via Bargnani 25 a Brescia, fino alle 12 di lunedì 30 giugno, quando gli sarà tributato l’ultimo saluto, prima della traslazione al Tempio Crematorio.
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