Michela Marini dal Sebino a Londra per fare l’assistente alla regia
Dici «studios» e pensi a Los Angeles. Ma anche Londra ha la sua enorme industria cinematografica: basta spostarsi a ovest della città, verso Iver Heath, dove sorgono i Pinewood Studios e dove ha deciso di mettere radici Michela Marini. Nata a Sarnico, cresciuta a Paratico e studentessa a Iseo, da quando ha 19 anni - ora ne deve compiere 35 - vive in Inghilterra, dove si è trasferita dopo le superiori per fermarsi un semestre e dove, invece, s’è stabilita definitivamente, dedicando la vita al cinema.
Tutto fare
Il suo lavoro è peculiare: assistente alla regia. Che è un concetto un po’ diverso da quello che c’è in Italia: «Faccio tutto, sono la "problem solver" del set - sorride -. Non gestisco le telecamere ma mi occupo di comparse, cast, della troupe, dell’ordine del giorno per l’indomani, di location, logistica, dipartimenti, costumisti, trasporti, autisti... Un coordinamento completo di set e persone». A volte è prima assistente, a volte seconda, in ogni caso la sua vita è lì: sui set. Ha lavorato a «Bridgerton», «The covenant», «Aladdin», «Star Wars: the last Jedi», «Avengers», «Rogue One», «Downton Abbey»...
Ma come ci è arrivata? Lei dice di essersi «imbucata», e un po’ in effetti è andata così. «Dopo una prima esperienza come ragazza alla pari non stipendiata e un lavoretto in un pub ho deciso di intrufolarmi negli studios in cui lavorava la famiglia che mi ospitava. Avevo un pass come babysitter, è bastato. Ho lasciato il curriculum a tutti finché un autista degli shuttle di servizio, colpito dalla mia tenacia, mi ha presentato a un terzo assistente alla regia, che mi ha chiamato su un set». Il set era quello della serie tv «New tricks», dove ha scoperto come funziona la produzione cinematografica. «Era diverso dai making-of che guardavo sui dvd, ma ero determinata: doveva diventare la mia professione». E così è stato.
Tra Bbc e Hollywood

«Il primo vero lavoro ufficialmente pagato fu per la Bbc. Avevo portato il curriculum a un secondo assistente alla regia. Pensava fossi raccomandata dalla prima assistente e una volta capito il malinteso mi hanno lasciato a casa. Ma girando per i Pinewood ho incrociato ‘Wolfman’ con Benicio Del Toro. Servivo lì e sono passata subito dall’esperienza di una piccola serie tv Bbc a un set di Hollywood. Un altro mondo, un’altra scala». Il film che l’ha davvero segnata è «Fast&Furious 6». «Fu il primo nel quale potei far parte della crew principale - svela -. Prima si trattava di lavori giornalieri, ma qui finalmente ero parte vera della squadra di produzione di un film, dall’inizio alla fine».
Una professione «che ha pro e contro». Da un lato ci sono Hugh Grant, Henry Cavill, Benicio del Toro, Gemma Arterton, Scarlett Johansson, Elizabeth Olsen ed Ewan McGregor, «veri gentlemen e gentlewomen» con cui altrimenti sarebbe impossibile avere a che fare. Ci sono i viaggi (in questo momento si trova in Thailandia). C’è il continuo scambio culturale. Dall’altro c’è però la malinconia: quella di lavorare per mesi a strettissimo contatto con persone che diventano famiglia, ma che devi salutare passando a sempre nuovi (stimolanti) set.
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