Luciano Canfora: «L’idea di “Occidente” giustifica l’assalto al mondo»

L’Occidente, i numeri, la bussola, l’inconscio, la scrittura. Cinque «Invenzioni» che hanno profondamente influenzato o mutato i nostri orizzonti culturali: ad esse è dedicato il nuovo ciclo delle Lezioni di Storia promosse dal Teatro Grande di Brescia in collaborazione con Editori Laterza. La rassegna prende il via domani, sabato, alle 11 in Sala Grande, con l’intervento dello storico Luciano Canfora dedicato all’idea di Occidente: una «invenzione» molto antica – come spiega in questa intervista – sul cui «ultimo atto» il professore riflette nel recente libro «Il porcospino d’acciaio» (Laterza ed., 96 pp., 13 euro). Canfora, docente emerito dell’Università di Bari dove ha insegnato Filologia greca e latina, sarà accompagnato dalle letture dell’attrice Elena Vanni.
I biglietti sono acquistabili singolarmente (10 euro) o nel carnet di cinque Lezioni (40 euro) alla biglietteria del Teatro Grande e online sui siti teatrogrande.it e vivaticket.com (sconto 50% per studenti).
Professor Canfora, quando è stato «inventato» l’Occidente?
Troviamo la parola, più o meno, a partire da Augusto. Tutta la politica augustea di restaurazione religiosa e culturale ruota intorno alla contrapposizione tra l’Occidente latino e l’Oriente di Cleopatra. L’idea di due mondi contrapposti, con il sottinteso che quello occidentale è migliore, si afferma in quel periodo. In seguito, quasi quattro secoli dopo Augusto, alla morte dell’imperatore Teodosio la divisione dell’impero viene formalizzata in Pars Orientis e Occidentis. C’è anche un elemento religioso: lo scisma che si apre con il patriarca Fozio nel nono secolo e si formalizza all’inizio dell’undicesimo. La cristianità orientale e quella romana. E potremmo seguitare.
Lei risale tuttavia anche più indietro, fino alla Grecia antica.
Gli antefatti di questa dicotomia sono molto più remoti. Un momento decisivo fu la vittoria dei Greci sull’impero persiano nel V secolo a.C., che affermò l’idea della superiorità dei valori politici e culturali della grecità rispetto a quelli persiani. È curioso il fatto che poi, in epoca romana, la Grecia diventa parte dell’Oriente, mentre al tempo di Erodoto e Tucidide era Occidente. Sono infatti concetti mobili, adattati alle situazioni geopolitiche di volta in volta presenti. Ecco perché si può parlare di «invenzione».
L’Occidente è dunque un’entità dai confini variabili?
Vengono utilizzate alcune categorie, ma in maniera molto disinvolta. Per dire: la Corea del Sud, l’Australia e la Nuova Zelanda oggi sono Occidente, anche se stanno un po’ più in là… Pietroburgo, invece, una città cosmopolita in cui la cultura italiana ha avuto un peso enorme, è considerata Oriente.
Citando Arnold Toynbee, lei osserva che il resto del mondo, non da oggi, ha un’immagine dell’Occidente ben diversa dalla nostra…
Esatto: quella di un mondo che aggredisce gli altri. Toynbee, un notevole storico di formazione cattolica, raccolse negli anni ’50 una serie di conferenze nel libro «Il mondo e l’Occidente». Spiegò che «il mondo», nel titolo, veniva prima perché esso aveva subìto nei secoli l’assalto dell’Occidente: dalla conquista inglese dell’India a quella spagnola dell’America meridionale, alla conquista dell’Indonesia da parte dell’Olanda e così via.

La politica neocoloniale di Trump sta cambiando o riconfermando i connotati di quello che chiamiamo Occidente?
In un certo senso è la ripresa violenta di un meccanismo studiato da vari politologi e storici: la ricolonizzazione come risposta delle potenze occidentali al processo di decolonizzazione che mise in crisi i vecchi imperi tradizionali. Con l’affermarsi mondiale della potenza statunitense si è sviluppata una forma nuova di colonialismo, attuata attraverso le classi dirigenti, il controllo economico, la penetrazione finanziaria e tecnologica. È lo «scambio ineguale» descritto da Samir Amin: compriamo a un prezzo politico bassissimo le materie prime dai Paesi coloniali o ex coloniali, e poi le utilizziamo per tecnologie molto avanzate nei nostri Paesi.
Trump fa tutto questo in modo piuttosto sbrigativo…
Ciò rientra nel carattere del personaggio, ma anche nella situazione concreta in cui ci troviamo, con conflitti che si riaprono anche a seguito del fallimento politico dell’Unione europea, che si è sostanzialmente disintegrata. È diventata un corpo inerte al quale si sostituiscono altri soggetti come i Volenterosi, non ancora formalizzati ma di fatto già operanti. In questo vuoto, la politica di ricolonizzazione diventa particolarmente brutale.
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