Le fotocartoline dei costumi da bagno raccontano la storia del costume un po' come i social
Fenomenologia del costume. Anzi, dei... costumi da bagno. Che diventa, a tratti, fenomenologia del social network.
Una delle nuove mostre ospitate dal Museo Nazionale della Fotografia di Brescia, in contrada del Carmine 2/f, parla proprio di questo: di bikini e ombrelloni, ma anche di modalità di condivisione dei momenti felici. Si intitola «Vacanze al mare, il Novecento in spiaggia» e l’ha curata il collezionista ed esperto di fotografia antica Gabriele Chiesa. Può essere visitata fino al 7 agosto e poi dal 30 agosto al 4 settembre dal martedì al giovedì dalle 9 alle 12 e il sabato e la domenica dalle 17 alle 19, con ingresso libero.
Cosa si trova alla mostra
Nelle teche nella sala d’ingresso del Museo, Chiesa ha sistemato una selezione di cartoline e fotografie d’epoca che, partendo dai primi anni del secolo scorso, ne percorrono diversi decenni mostrando come le villeggiature marittime degli italiani riflettano la storia sociale del Paese. Si parte, quindi, dal 1904, quando le stazioni balneari presentavano ancora la divisione tra donne e uomini, per passare agli anni successivi, quelli delle vacanze tra Rimini, Riccione, Cattolica, Forte dei Marmi, Varazze...
Le foto sono tutte di piccole dimensioni (ma con dettagli nitidissimi, ben visibili negli ingrandimenti del catalogo digitale), recuperate dalla collezione di Luciano Febbrari e Ugo Schiavo. Nella maggior parte dei casi - e qui sta molto del fascino - si tratta di vere e proprie fotocartoline: era consuetudine, infatti, ingaggiare un fotografo professionista che, dopo il servizio, stampava lo scatto su cartoncino da cartolina, per spedirla a familiari e amici. Come a dire: «Ecco dove sono, sto bene e ti penso».
Un po' come su Instagram
«È un po’ lo stesso meccanismo dei social di oggi», sorride il curatore: «Su Instagram non si trovano quasi mai foto di gente che lavora o in atteggiamenti quotidiani, ma scatti di eventi fuori dall’ordinario delle giornate. Come i post, le fotocartoline hanno una valenza sociale: servivano per affermare il proprio status». Lo stesso discorso vale per gli scatti in colonia: i bambini, lontani dai genitori, venivano messi in posa con oggetti di scena e fotografati per mostrare alle mamme e ai papà che «stavano bene». «E anche qui c’è un parallelo», fa notare Chiesa. «Ricordano un po’ le foto dal fronte della Prima guerra mondiale: i militari non venivano fotografati con armi o in trincea, ma con bottiglie di vino e sigarette per rassicurare i propri cari».
Attenzione ai dettagli
D’altro canto queste cartoline parlano anche attraverso i piccoli dettagli, che possono essere letti esteticamente e storicamente, notando elementi che si ripropongono e che mostrano come le mode e le tendenze siano tutt’altro che frivole. I costumi, per esempio, riducono la loro «area», passando da quelli interi ai bikini più audaci; le bretelle da bagno dei bimbi scompaiono; i prendisole, pian piano, si dividono a favore di top e minigonne; le pose diventano stilemi che si ripetono, prima sul pattino e poi sul bagnasciuga... E, sì, per la maggior parte si parla di donne e bambini.
I papà? Non pervenuti. «Erano a casa a lavorare e raggiungevano la famiglia solo per pochi giorni», ricorda Chiesa. I tempi dunque cambiano, e un bikini non è solo un bikini: è testimonianza della società che muta.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato











