Cultura

L'avventurosa storia di Marietta, una bresciana moderna dell'800

Vaglia e Masini hanno recuperato il testo della Ambrosi nella Biblioteca del Congresso Usa
Marietta Ambrosi, la bresciana tra States ed Europa © www.giornaledibrescia.it
Marietta Ambrosi, la bresciana tra States ed Europa © www.giornaledibrescia.it
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L’immagine seppiata mostra una ragazza con abiti orientaleggianti e un diadema berbero. La chioma corvina e gli occhi pensosi. Eccola, Maria Giacinta Massimigliana Ambrosi. Rivive nelle pagine della sua storia, fresche della traduzione di Federico Vaglia e Sergio Masini, che le hanno recuperate dal fondo archivistico della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

«Italian child life» era il titolo originale del testo pubblicato nel 1892 e riedito nel 1906. «Vita di una ragazza. Marietta Ambrosi, una bresciana moderna nel mondo di fine Ottocento», dice il volumetto fresco di stampa. Ed è un mondo affascinante, quello attraversato e raccontato dalla piccola Marietta. Iniziativa del Capitolium. Tutto è iniziato davanti ad una lapide nella Cappella 5 del Vantiniano. Nel camposanto monumentale cittadino dal 1914 è sepolto Marcus Waterman, artista americano morto a Maderno.

Nel suo genere, una celebrità: nato a Providence, Rhode Island, nel 1834, si appassionò alla pittura paesaggistica e alla ritrattistica orientalista. Viaggiò a lungo in Europa e nel nord dell’Africa, in Algeria, prima di approdare sul Garda. Al suo fianco aveva una compagna dal fascino misterioso, la «nostra» Marietta Ambrosi, che solo nel 1908 diventò sua moglie. Ora entrambi giacciono accanto, nel Vantiniano, e la loro tomba ha acceso la curiosità dei soci del Capitolium, alla ricerca di storie dimenticate. Waterman aveva incontrato Marietta a Boston, dove la ragazza italiana, che amava il teatro e la danza, era diventata modella per i pittori e gli scultori dell’Art Club.

Marietta, poco più che ventenne, aveva già una storia avventurosa alle spalle. Era nata a Rovereto nel 1852. Il padre Pietro faceva l’intagliatore e per lavoro era costretto a frequenti trasferimenti tra Trentino e Lombardia, fino ad accasarsi a Brescia. La madre Lucia era nata a Boston, dove i suoi genitori erano migrati agli inizi dell’Ottocento, ed era poi tornata in Italia, ma sempre sognando la «meravigliosa terra d’America». Non ebbe quindi alcun dubbio quando, nel 1871, i parenti la invitarono a ripartire: lei non lasciò il marito, ma inviò oltre oceano le due figlie, affidandole agli zii. Marietta attraversò l’Atlantico almeno sei volte: per raggiungere la famiglia della nonna materna, per i due lunghi viaggi in Europa con il suo compagno, per tornare a Boston una volta rimasta sola e, infine, per raggiungere di nuovo Brescia, dove morì, il 5 giugno 1921, nel Sanatorio delle Ancelle della Carità di via Calatafimi.

Di questa vita avventurosa solo una parte traspare dalle pagine del libro che Marietta Ambrosi scrive negli anni giovanili e pubblica negli Stati Uniti. Le sue memorie personali, infatti, sono quasi totalmente dedicate alla nostra città. Con una scrittura solo apparentemente ingenua, con la freschezza dell’intelligenza vivace, Marietta racconta la vita nel cuore della Brescia di metà Ottocento. La traduzione felicissima di Federico Vaglia e Sergio Masini ci restituisce una serie di ritratti e momenti della nostra città: le botteghe sotto i portici, i laboratori artigiani in piazza del Duomo, il commercio in piazza delle Erbe, la lavorazione della pelle e del cuoio, i forni dei panettieri... Si delinea così una città oggi inimmaginabile: nella zona di San Faustino c’erano le stalle; gli istituti dei Gesuiti erano diventati caserme napoleoniche e ora venivano ripresi man mano dalle congregazioni delle suore; in alcuni caseggiati del Carmine vivevano centinaia di famiglie. Marietta offre lo sguardo dei bambini che sciamano in folti gruppi, giocano con niente, cercano di racimolare qualche moneta.

Le stagioni sono cadenzate dalle feste religiose. L’estate ha il gusto delle angurie, l’autunno il profumo del mosto, e la tavola sogna lo spiedo. Anche i grandi avvenimenti della storia passano sulle strade e i vicoli di Brescia. E Marietta ricorda «quando eravamo tutti garibaldini». Il volumetto ha il sapore fresco della testimonianza diretta, in alcuni passaggi assume lo spessore del romanzo urbano e di formazione. Le note e le spiegazioni a piè di pagina aiutano a cogliere appieno anche dettagli che altrimenti sfuggirebbero. Il libro termina con la partenza di Marietta diciannovenne per l’America, dal porto di Livorno, tra le lacrime per il distacco e la segreta speranza di nuove avventure.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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