Laura Formenti: «L’umorismo va allenato, la comicità migliora la vita»

Per lei sarà un po’ un tornare a casa, per ridere e far ridere, con ironia pungente e sagacia, di ciò che, prima o poi, riguarda un po’ tutti. Sabato 7 febbraio, alle 21, l’attrice Laura Formenti sarà al Centro Lucia di via Alighieri 15, a Botticino, con il suo monologo «Io Mortah». (Biglietti intero 22 euro, 20 il ridotto residenti, under13, e over65, su webtic.it o a teatro la sera dello spettacolo, se ancora disponibili). Ne abbiamo parlato con l’artista.
Laura Formenti, che spettacolo ci si deve attendere?
Uno spettacolo comico che, a dispetto di ciò che può suggerire il titolo, non è sulla morte, ma, come allude quel «Io mortah», con l’h finale, parla di linguaggio, di come questo sia cambiato, di crescere, in tutte le sue forme in generale, dal cercare una coppia al cercare casa al confronto tra generazioni.
La risata che connotazione assume?
Io credo tantissimo nel suo valore catartico. Anche nel mio podcast «Humor nero» parto dal presupposto che si possa e si debba ridere di tutto, delle piccole cose, come appuntamenti andati male o tradimenti, e, con più delicatezza, delle grandi tragedie, partendo dalle individuali per poi confrontarsi sulle collettive.
«Io mortah» è fatto delle storie di tutti quindi?
È un flusso di coscienza su vari aspetti della vita, che sicuramente riguardano o hanno riguardato anche le altre persone. E c’è un confronto con lo spettatore: credo che anche un monologo sia in realtà un dialogo perché comunque si sta parlando direttamente con il pubblico, e in questo caso ci saranno anche momenti di apertura per chi avrà voglia di condividere riflessioni o esperienze. Lo spettacolo nasce dall’osservazione della mia vita che diventa specchio in cui lo spettatore può rivedersi. C’è tantissimo racconto personale, quindi, ma, in giro da oltre un anno, è stato costruito e modificato inserendo anche i commenti, le impressioni, quanto via via successo pure con il pubblico.
Che riscontro sta avendo?
Questo per la stand-up comedy in generale è un momento d’oro, io me ne sono innamorata un decennio fa quando ancora era poco praticata, e adesso sta avendo molto successo e anche il mio spettacolo ne sta riscuotendo, con un ottimo riscontro anche in termini di racconto delle esperienze personali, di condivisione anche alla fine delle serate.
In teatro ci sarà anche il suo libro «L’umorismo non salverà il mondo, ma salva te dal mondo», ce ne parla?
Nasce da una personale riflessione sulla comicità: a me ha cambiato la vita, sotto tutti gli aspetti e mi sono resa conto che serve a tutti, perché migliora l’esistenza. In Italia c’era poco dal punto di vista divulgativo, così ho pensato di raccontare alle persone in cosa la comicità possa essere utile e come la si possa allenare per migliorare la vita. Anche perché resto convinta che l’umorismo si alleni, credo sia falso il mito che l’ironia o la si ha o no, piuttosto è un po’ come imparare l’inglese: ci sono delle strutture e praticando tanto a un certo punto ci si ritrova a parlarlo.
Che tappa sarà questa bresciana per lei?
Il legame con questa terra è stretto: mio padre è bresciano, lo sono tanti parenti, che hanno promesso di esserci, come dico spesso anche nelle mie battute, per metà io sono bresciana, e far tappa a Brescia è sempre un po’ tornare a casa.
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