Osservando attentamente le planimetrie del progetto per la costruzione di un «Hospitale unum magnum et universale» a Brescia si immaginano il fermento, le perplessità, i timori che anche in quella prima metà del Quattrocento furono oggetto di dibattito per un’opera che avrebbe cambiato il volto di un intero quartiere della Leonessa.
Seguendo le linee tracciate da Tonino da Lumezzane, marengone e ingegnere, cui venne affidato l’incarico di progettare il grande e sospirato ospedale bresciano, si cercano riferimenti con l’attuale conformazione urbanistica dell’attuale area della città compresa tra le vie Gramsci, via Moretto, via Bulloni per poi salire su in via Cavallotti e corso Zanardelli, nella zona di San Luca. Come in un gioco di specchi, ci si rende conto di quanto l’abbattimento di antiche costruzioni, ritenuto evidentemente inevitabile da chi storicamente ne ha autorizzato l’esecuzione, lasci una sensazione di smarrimento analoga a quella provata a fronte della consapevolezza che una cosa preziosa è perduta per sempre.



