Cultura

La mamma multitasking all'esame toilette

All’aeroporto con cellulare, figlia, pupazzo, trolley, zainetto... ecco la mamma multitasking, che non si perde nulla della vita
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Qualche giorno fa ero in aeroporto. Nella toilette dell’aeroporto, per essere precisa.

I bagni pubblici ignorano che cosa sia la privacy. Oltre la mia parete divisoria, erano chiuse una donna e sua figlia, molto piccola.

La bambina tiene molto ad assicurarsi un’adeguata bardatura di carta igienica per la seduta.

Il patteggiamento su cosa si possa intendere per «quantità indispensabile» di carta igienica per «una sicurezza garantita» è degno di miglior causa e arriva a conclusione dopo una trattativa serrata condotta con uguale fermezza dalle due.

Appena raggiunta un’intesa ugualmente soddisfacente per le parti in causa, squilla un telefono. E non è il mio. La donna risponde. Evidentemente è una chiamata di lavoro. La donna parla con tono sicuro, la bambina chiede un aiuto per sistemarsi sulla tazza. Sento armeggiare. La donna continua a parlare di forniture, costi unitari e percentuali di sconto. Vado a lavarmi le mani mentre sento uno scroscio sottile sullo sfondo di una raffica di informazioni tecniche sui materiali da impiegare. Segue uno sciacquone che accompagna la segnalazione di una vecchia comunicazione in posta elettronica. La bambina chiede quale certezza vi sia che la carta scenda tutta nello scarico.

La donna raccomanda che le venga inviato il preventivo aggiornato.

Una voce più acuta la interrompe: «Non devi fare la pipì, mamma?».

Lo ammetto, potrei uscire e andarmene per i fatti miei, ma la curiosità mi divora e decido di aspettare cincischiando.

Quando le due escono dal bagno, la donna ha il telefono tra l’orecchio e la spalla su cui ha appeso uno zainetto rosa. Con una mano trascina un trolley e sotto l’ascella tiene un pupazzo. L’altra mano tiene quella di una bambina che con la testa non le arriva al fianco.

Porta la bambina al lavabo e le fa segno di lavarsi le mani.

La richiesta «Mamma, il sapone!» arriva in contemporanea a una risposta lapidaria del tipo: «Deve prima parlare con me, anche subito».

A quel punto me ne vado e provo a immaginare un uomo nella stessa situazione. Sì, ci sarebbe potuto stare.

E poi penso a quando si dice multitasking.

Fare più cose contemporaneamente ma senza farsi assorbire totalmente e cercando di essere presente su tutti fronti, con uguale pazienza e competenza, contemporaneamente. La cosa più vicina all’ubiquità tra quelle che riesco a immaginare.

Quella donna se l’è cavata alla grande e conto che quella bambina abbia capito e apprezzato e che, magari, tra qualche decennio, se ne ricordi: essere multitasking non è un sacrificio, è non perdersi niente della vita. Può aiutare ad avere più esistenze o a espandere la sola che abbiamo. Certo, ci vuole talento. Ma noi ne abbiamo, no?

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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