Cultura

La cantante Annalisa Stroppa: «Eccellenze musicali nelle città del cuore»

Regina del palcoscenico, la bresciana ha interpretato decine di personaggi diversi dell'opera lirica
Il mezzosoprano bresciano nell’opera «La Favorita» di Gaetano Donizetti - © www.giornaledibrescia.it
Il mezzosoprano bresciano nell’opera «La Favorita» di Gaetano Donizetti - © www.giornaledibrescia.it
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Questa intervista è parte del progetto «Interviste allo specchio», condiviso con L’Eco di Bergamo e nato in occasione del 2023, l’anno che vede i due capoluoghi uniti come Capitale della Cultura 2023. Ogni domenica i due quotidiani propongono l’intervista a due personaggi autorevoli del mondo culturale (nell’accezione più ampia), uno bresciano e uno bergamasco, realizzate da giornalisti delle due testate. Di seguito trovate l’intervista al personaggio bresciano. Per scoprire il contenuto dell’intervista all’omologo bergamasco invece, vi rinviamo a L'Eco di Bergamo.

Annalisa Stroppa è la Rosina di Rossini rediviva: fiore colorato, dal profumo avvolgente, inebriante e intenso; animo puro, che irraggia gioie e sorrisi. L’ardente felicità e lo spazioso riverbero del suo canto risiedono nel mistero della voce, nondimeno scaturiscono dal cuore e dalla mente.

Diplomata in canto al conservatorio «Marenzio» di Brescia e laureata in Lettere all’Università di Bergamo, è tra i mezzosoprano i più amati della sua generazione. Ha debuttato nel 2011 a Salisburgo con Riccardo Muti, e si è esibita nei maggiori teatri al mondo: Scala, Wiener Staatsoper, Opéra Bastille di Parigi, Concertgebow di Amsterdam, fra i tanti. Nella sua agenda figura ora il «Requiem» di Verdi alla Fenice di Venezia. Regina del palcoscenico assisa sul trono dell’accuratezza e della modestia, ha interpretato decine di personaggi diversi.

Dalla gitana Carmen all’angelicata Adalgisa (Norma), passando per Suzuki (Madama Butterfly), Nicklausse (Les Contes d’Hoffmann), Preziosilla (La Forza del Destino)... Come ci s’immedesima in un personaggio?

Sul palcoscenico uso le arti del pittore e dello scultore: il ruolo va pensato, modellato, personalizzato, accarezzato fino a scoprirne le sfumature che lo rendono verosimile, ardente, appassionante. Il canto è corpo e anima, emozione consapevole e commovente intelligenza. Siamo costituiti da necessità materiali e fisiche, ma, ugualmente, spirituali. La pandemia ci ha ricordato che abbiamo bisogno gli uni degli altri; per vivere ci è necessario il sentimento, indispensabile come l’aria che respiriamo. Prima di entrare in scena mi raccolgo un attimo in preghiera, poi, carica, entro sul palco. La vita è un fatto collettivo, che coinvolge l’intera comunità: il teatro ne è un’esatta metafora.

Come giudica l’anno di Brescia Bergamo Capitale della Cultura? 

Ormai sono una «cittadina del mondo», ma amo infinitamente queste due città: vi ho studiato, ritrovo me stessa, mi sento a casa. Abbiamo presentato al mondo le nostre bellezze nascoste, noi stessi abbiamo riscoperto tesori ignorati. Le tragedie parallele dovute al Covid ci hanno avvicinato. Nella vera cultura il vivere si coniuga con il comprendere. La cultura è l’autocoscienza del vivere: ci rende umili esploratori, ammirati e grati per quanto ci circonda: quest’anno speciale me lo ha chiarito. Papa Giovanni XXIII diceva che gli uomini di cultura devono saper ricomporre i rapporti della convivenza, Paolo VI esortava ad evangelizzare le culture (al plurale): compiti che sento urgenti e miei. Siamo un popolo di lavoratori infaticabili; perfino il cielo, le zolle, i monti si assomigliano; viviamo in modo analogo affetti e fatiche; siamo capaci di forza, semplicità, altruismo. Quando penso a Brescia e a Bergamo vedo luce, empatia, dedizione, conforto. 

Quali le eccellenze musicali bresciane e bergamasche?

Innanzitutto i due teatri di tradizione, il Grande e il Donizetti. La musica fa parte del Dna lombardo: ecco perché gli amministratori hanno costruito quei luoghi-simbolo: specchio in cui riconoscersi, osservatorio privilegiato per capire l’uomo e conoscere chi siamo. La storia attraversa questi incroci e ne sparge tracce ovunque. Ricordo il Festival pianistico Brescia-Bergamo, il Festival Donizetti (e il vivace Centro Studi), i due Conservatori. Adoro la musica di Gaetano Donizetti, anche per ragioni personali (sono nata in un comune al confine con la Bergamasca). La sua musica è un mio terreno d’elezione: ci sono belcanto e virtuosismo, vena drammatica e raffinati declamati. Donizetti precisa il colore della singola parola, scolpisce accenti e accarezza i palpiti, consola i pianti e sostiene gli impeti. Conosce a fondo la psicologia e l’animo femminile. Sa cosa sia il sentimento umano. Nomino volentieri pure Luca Marenzio, capace di scintille e ferite di bellezza sonora. 

Un consiglio per i nostri giovani musicisti?

Studiate e amate le vostre memorie, la vostra identità, le vostre radici: solo così potrete comprendere la storia e raccontarla. Custodite i sogni. Le nuove generazioni sono bozzoli pronti a sbocciare: la nostra terra ha tutto ciò che occorre. Non guardate troppo lontano, ma fate piccoli passi. Vivete ogni stimolo che incontrate. Umiltà (per migliorare). Studio (costanza e pazienza). Passione (senza entusiasmo inizia il declino).

A questo link l'intervista realizzata dall'Eco di Bergamo.

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