Cultura

Guerri: «Marinetti visionario padre delle avanguardie. Ora c’è Musk»

Francesco Mannoni
Giordano Bruno Guerri ha dedicato al fondatore del Futurismo la biografia «Audacia ribellione velocità»: l’intervista
Filippo Tommaso Marinetti
Filippo Tommaso Marinetti
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«La parola giusta per definire il poeta, scrittore, drammaturgo e militare Filippo Tommaso Marinetti (Alessandria d’Egitto, 22/12/1876 - Bellagio, 02/12/1944) è "genio". Creò dal nulla un movimento che non solo avrebbe anticipato il futuro, ma che lo ha in qualche modo provocato, e il Futurismo è la più grande creazione italiana dopo il Rinascimento».

Lo storico e saggista Giordano Bruno Guerri, presidente della Fondazione Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera, non ha dubbi nel definire il fondatore e animatore del Futurismo, al quale ha dedicato una profonda e documentata biografia a 150 anni dalla nascita: «Audacia ribellione velocità - Vite strabilianti dei futuristi italiani» (Rizzoli, 348 pp., 29 euro). L’abbiamo intervistato.

Giordano Bruno Guerri - © www.giornaledibrescia.it
Giordano Bruno Guerri - © www.giornaledibrescia.it

Guerri, che cosa ha significato il Futurismo per l’Italia e per il mondo, e come si relazionò con il fascismo, che in parte anticipò?

Per l’Italia ha significato una modernizzazione e una velocizzazione del Paese, che era molto statico all’inizio del XX secolo e ha trovato giovamento del dinamismo futurista. La sua vicinanza al fascismo ebbe un effetto benefico per l’Italia. Mentre nella Germania di Hitler e nella Russia di Stalin si combatteva l’arte degenerata, quell’arte moderna che veniva ovunque proibita, in Italia fu libera proprio perché c’erano i futuristi. E questo fu un indubbio merito di Marinetti e dei suoi amici. Tutto il mondo ce lo riconosce, solo noi in Italia per i suoi legami con il fascismo lo abbiamo trascurato. Tanto è vero che nel dopoguerra nessuno voleva opere futuriste e inglesi e americani si portarono via tanti capolavori per un tozzo di pane.

Il Futurismo una religione, e Marinetti il suo profeta: questa sorta di veggente come intuì il futuro della tecnica?

Il Futurismo è stato il padre di tutte le avanguardie fino ai giorni nostri. La Banana di Cattelan non potrebbe esistere se non ci fosse stato il precedente del Futurismo. E vedo Elon Musk il più futurista dei suoi contemporanei. Basti pensare alla Tesla, alle sue visioni sullo spazio e del futuro. Poi le posizioni politiche sono un’altra cosa. L’uso dell’intelligenza artificiale, ad esempio, fu anticipato dai futuristi, e non a caso io concludo il libro facendo dialogare Marinetti con me grazie all’intelligenza artificiale. I futuristi sarebbero esplosi di gioia se avessero conosciuto questa nuova invenzione il cui utilizzo appare senza limiti.

L’elenco delle macchine e delle moderne tecnologie di cui Marinetti ha previsto la realizzazione è davvero sconcertante. Che cosa lo ispirava, spronava, coinvolgeva verso «un’eterna velocità onnipresente»?

La sua enorme intuizione. Apparentemente Marinetti non aveva gli elementi per la corsa al futuro: si occupava di poesia, era avvocato ed era cresciuto in un paese antico come l’Egitto. Animato dalla sua passione per le automobili più belle, per tutte le novità che c’erano come la luce elettrica, la radio, il telegrafo, la macchina a raggi X e la fotografia, le ha proiettate nel futuro con visioni nuove e originali rispetto ai suoi tempi.

Marinetti ha combattuto in Africa e in Russia, e oltre a voler «svaticanare l’Italia» nel Manifesto dice che bisogna «distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie... e glorificare la guerra - sola igiene del mondo -, il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna». Non è un programma un po’ esaltato?

Non deve scandalizzare che vedesse - e prevedesse - nella guerra una componente essenziale della natura umana, frutto dell’istinto competitivo/aggressivo che sta alla base del darwinismo. Centinaia di guerre scoppiate ovunque, dopo le due mondiali, gli danno ragione. Esaltare la guerra come «sola igiene del mondo» è un atto purificatore che distrugge il passato. Allora la guerra era ancora una cosa quasi romantica che si combatteva col fucile, la pistola, la sciabola e il cavallo. E poi Marinetti non era un pazzo isolato. Gran parte dell’intellettualità europea d’inizio novecento era favorevole alla guerra perché viveva il contrasto fra i nazionalismi da un lato e i separatismi indipendentisti dall’altro. Ma poi Marinetti si disgustò a tal punto che nel manifesto politico futurista del 1918, propone la smilitarizzazione: non più un esercito di leva, ma un esercito di volontari.

Ma perché il disprezzo per la donna?

Il Futurismo non disprezzava la donna. Disprezzava la donna com’era nell’idea e nella vita dell’epoca, cioè la donna regina del focolare che pensava solo alla casa, che era subordinata al marito, al fratello e al padre e non aveva nessuna autonomia. Marinetti e i futuristi volevano la donna come ce l’abbiamo oggi: volitiva, forte e indipendente che ascende nella società, lavora e combatte.

D’Annunzio lo definì «cretino fosforescente», ma poi durante la prima guerra mondiale diventarono amici, corresse il tiro e lo chiamò «indispensabile lampada che illumina»...

Siccome tutt’e due avevano il pallino dell’11 febbraio del 1909 (Marinetti in quella data aveva scritto il Manifesto, D’Annunzio perché aveva passato la più straordinaria notte d’amore della sua vita con la contessa Mancini) si vedevano ogni anno l’11 febbraio. E Marinetti, l’11 febbraio 1938 fu l’ultimo vip a vedere D’Annunzio prima che morisse. Gli portò in dono il doppio comando di un bimotore Caproni che noi abbiamo ancora al Vittoriale. Non lo posso dimostrare ma lo giurerei: Mussolini, che li detestava ma non se ne poteva liberare, per far dispetto a loro, entrambi clericali, firmò il Concordato con la Chiesa proprio l’11 febbraio, facendoli infuriare enormemente.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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