L’alabarda spaziale di Goldrake e i sogni di bimbo venuti dallo spazio

Cinquant’anni fa l’episodio numero uno del cartone animato sul robot guidato da un umano venne trasmesso per la prima volta in Giappone
Rosario Rampulla

Rosario Rampulla

Vicecaporedattore

Goldrake
Goldrake

Rapiti dall’alabarda spaziale. Sedotti dal maglio rotante e dal boomerang atomico. Soggiogati da Actarus e dalla forza di Goldrake. E da allora, niente fu più lo stesso.

Esagerazione? Fanatismo? Per rispondere usiamo la carta di identità: siete nati tra il 1968 e il 1974? Allora parliamone. Tutti gli altri, non possono capire, semplice no? Come, infatti, resistere al fascino di un robot pilotato da un umano (beh, nel caso di Goldrake un alieno, ma in fondo sono quisquilie...) che soffre, rischia, si ferisce. Ma poi vince. Sul male, sui cattivi, su tutto quanto minacci la terra. Il tutto in episodi di nemmeno mezzora. Eroi pomeridiani tra i compiti e la merenda. Se non è vita questa, allora di cosa stiamo parlando?

Ma lasciamo da parte la leggenda per concentrarci sulla storia. Cinquanta anni fa, si diceva, Goldrake viene trasmesso per la prima volta in Giappone. L’autore è Kiyoshi Nagai, il deus ex machina dell’epopea dei super robot. Del resto è - anche - il creatore di Mazinga Z, il Grande Mazinga, Jeeg Robot d’acciaio. Non è questa la sede per affrontare gli intrecci di trama e personaggi tra queste saghe che infiammarono il Sol Levante. Torniamo al nostro Goldrake. A pilotare il robot è il principe Duke Fleed, che scappato dal suo pianeta attaccato dalle truppe di Vega, approda sulla terra.

Dove il Doctor Procton lo soccorre facendolo poi passare per suo figlio. Duke diventa Actarus e, con un look a metà tra i cugini Duke di Hazzard e Robert Plant (quello di inizio carriera, quindi moderatamente sobrio) lavora nella fattoria di Rigel, con una strana accozzaglia di sodali: Alcor, Venusia, Mizar. E poi - colpo di scena - con la ritrovata sorella Maria. Tutto bene fino a che le forze di Vega non minacciano la terra, costringendo Actarus e rispolverare Goldrake per scongiurare la minaccia venuta dallo spazio.

In tv

Il successo è travolgente e porta - esattamente 3 anni dopo - Goldrake arriva in Italia. È il 4 aprile 1978: sugli schermi - spesso in bianco e nero - arrivano epiche battaglie di robot, malvagi abitanti dello spazio dall’aspetto mostruoso (Vega, of course, ma anche il truce Gandal, che è tutt’uno con Lady Gandal, la sua parte femminile), scontri che Actarus vince, perché gli eroi non conoscono sconfitte quando affrontano le forze del male. Con giusto qualcuno di quei momenti un po’ surreali che i cartoni animati giapponesi hanno sdoganato in giro per il Globo.

Così, mentre sul tavolo del salotto provavi a lanciare le maglie rotanti e sentivi un sottofondo le epiche sigle (tra gli autori ci sono anche Vince Tempera e Ares Tavolazzi e ai cori Fabio Concato), l’Italia impazziva per il suo nuovo mito. I più piccoli, soprattutto. Gli adulti un po’ meno, al punto da preoccupare persino il Parlamento. Ma per 74 episodi fu magia pura per chi mangiava «libri di cibernetica, insalate di matematica» o usava «l’alabarda spaziale per distruggere il male». A chi, 50 anni dopo, non ricorda quelle stagioni di tenero innamoramento alieno-spaziale, consigliamo solo di guardare il cielo. Vedrà che i mostri lanciati da Vega, sono ancora lì. Aspettando Actarus. Aspettando Goldrake.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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