Di Marco e Arminio a Berzo Demo per raccontare i tempi del mondo

Donna Ginevra torna in Val Camonica. Lo fa all’interno del festival «Dallo Sciamano allo Showman», insieme al poeta, documentarista e libero pensatore Franco Arminio, con uno spettacolo che mescola suggestioni musicali e letterarie, «È stato un tempo il mondo». L’appuntamento è stasera alle 21 al Centro polifunzionale di Berzo Demo, con accesso gratuito.
Fiorentina, classe 1970, Ginevra Di Marco è una delle grandi voci italiane, tanto straordinaria quanto appartata: dopo l’esperienza nei Csi, insieme al compagno di vita Francesco Magnelli (già tastierista di Cccp e Csi) e al chitarrista Andrea Salvadori ha optato per un percorso artistico che mescola ricerca, inediti, incursioni etniche e in repertori altrui.
Un paio d’anni fa approdò a Paspardo con l’omaggio a Tenco. A Berzo Demo, la raffinata proposta coinvolge (oltre a Magnelli e Salvadori) Arminio, voce narrante di un viaggio introspettivo tra la vigorosità del mondo antico (che non deve cadere nell’oblio) e la debolezza di quello odierno, realizzato per ricordarci cosa è stato il mondo e cosa sta diventando. Uno spettacolo denso di musica e riflessioni, di poesia e momenti corali, da quelli maggiormente energici, scanditi dalla musica e dalla voce adamantina di Ginevra, sino a quelli più sommessi e intimisti, segnati dalle riflessioni e dalle poesie di Arminio.
Ginevra, il verso iniziale di un brano dei Csi, «Del Mondo», dà titolo allo show. Cosa c’è dentro?
Il format è quello che ci è congeniale da anni, inaugurato con Margherita Hack e proseguito con Sepúlveda, improntato sull’incontro di linguaggi, della loro fusione quando è possibile, sempre dell’interazione. Seguiamo un alternarsi di canzoni e poesie, letture a tema che seguono un canovaccio... ma è tutto molto fluido, gestibile all’impronta, con libertà. C’è una vicinanza tra la nostra visione e quella di Franco: siamo complementari nello sguardo sulla vita, particolarmente sensibili ai margini geografici e sociali della nostra storia, attratti da un’esistenza che non si fa prendere dal clamore e dall’io; sensibili, anche, al senso del sacro che c’è nelle persone e nelle cose e che, purtroppo, le nostre vite frenetiche non sembrano più contemplare. Lo spettacolo parte intimo, poi si apre (anche al pubblico), diventa più lieve, una festa.
Sul versante musicale, a cosa attingete?
A tutta la nostra produzione, dai Csi in poi. C’è la musica popolare, ci sono le nostre cose e le interpretazioni, c’è anche una canzone che Enzo Avitabile ha scritto con Francesco De Gregori sul tema dell’emigrazione (la bellissima «Attraverso l’acqua», del 2016, ndr). Trent’anni della nostra storia, insomma.
Dopo la trionfale reunion dei Cccp, ce ne sarà una dei Csi?
La vedo improbabile: non se n’è parlato e forse non interessa più di tanto. Io sono sempre proiettata al futuro, per cui mi piacerebbe forse di più la collaborazione con uno o più dei vecchi componenti dei Csi, senza necessariamente scomodare il passato, che è stato pesante, è stato meraviglioso, ha inciso tanto. Poi, se capiterà che invecchiamo talmente bene (ma non credo) da ritrovarci con dinamiche personali nuove, pacificati... allora, perché no?
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@Buongiorno Brescia
La newsletter del mattino, per iniziare la giornata sapendo che aria tira in città, provincia e non solo.
