Cultura

Con Giannini e Ajmone due viaggi sinestetici al Teatro Grande

Giulia Camilla Bassi
Due attesi appuntamenti con la ricerca coreografica contemporanea: sono in programma mercoledì 18 febbraio
La performance di Ajmone
La performance di Ajmone
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Doppio appuntamento dedicato alla ricerca coreografica contemporanea e al dialogo tra corpo, spazio e voce. È questo il fil rouge che unisce i due spettacoli in programma mercoledì 18 febbraio al Teatro Grande, che accoglie l’affezionato pubblico bresciano amante della danza per un appuntamento intenso e stratificato, in grado di attraversare linguaggi e sensibilità diverse.

«Nico, Desertshore»

Si comincia alle 19 nel Salone delle Scenografie con «Nico, Desertshore» concerto di danza ispirato alla musica, alla voce e all’universo di Christa Päffgen, in arte Nico, la musa ispiratrice che guiderà i movimenti e la voce del coreografo e danzatore Giovanfrancesco Giannini, sul palco insieme a Roberta Racis. Come di consuetudine, lo spettacolo sarà poi in replica alle ore 21.

«Porterò una versione davvero particolare di questo mio nuovo lavoro», racconta Giannini, «perché sarà interamente site-specific, pensata proprio per gli spazi del Salone delle Scenografie». Un lavoro che si definisce un concerto di danza, in cui la coreografia si intreccia all’uso dal vivo della voce, evocando l’universo di Nico, cantante e musicista tedesca, figura centrale dell’avanguardia musicale degli anni Sessanta, nota per la collaborazione con i Velvet Underground e per una carriera solista che ha segnato in modo radicale il rock sperimentale e d’autore.

La performance di Giannini
La performance di Giannini

Continua Giannini: «Nico è conosciuta ai più perché è stata musa prima di Fellini, poi di Andy Warhol, e una delle grandi protagoniste della Factory di New York. Ma Nico ha anche un archivio di album all’avanguardia, tra cui “Desertshore”, scritto a Positano, in Costiera Amalfitana, e capace di anticipare una serie di correnti come il gothic rock e il punk». Interessante anche il collegamento tra l’album e il film «La cicatrice interiore» di Philippe Garrel, di cui Nico è protagonista e per il quale «Desertshore» funge da colonna sonora. «Lo spettacolo trae ispirazione anche da questo lavoro cinematografico», chiosa Giannini. «Il nostro è un lavoro immersivo, che cala il pubblico dentro un’atmosfera costruita sulla prossimità con i corpi dei danzatori e sull’abbraccio di sonorità capaci di emozionare».

«I pianti e i lamenti dei pesci fossili»

A seguire, nella dimensione raccolta della Sala Palcoscenico Borsoni, alle 20 andrà in scena in unica replica «I pianti e i lamenti dei pesci fossili» con i corpi e le voci di Annamaria Ajmone e Veza Maria Fernandez. Una creazione che affonda le radici in uno spazio arcaico e immaginifico, portandoci nel contesto ancestrale della Sesta Estinzione.

Racconta Ajmone: «Per questo lavoro si richiede un certo tipo di attenzione che va al di là della vista e dello sguardo: ha a che fare con quello che noi definiamo un ascolto tattile, con il desiderio di far entrare lo spettatore all’interno di un viaggio fisico, sonoro e d’immagini».

In scena, le due performer attiveranno una serie di pratiche vocali e corporee, su un tappeto realizzato appositamente da Natália Trejbalová. «Sarà un’esperienza molto personale, che ha a che fare con l’individualità di ogni spettatore – continua Ajmone – e conta molto la sua disponibilità a lasciarsi attraversare. Alcuni suoni sono quasi impercettibili: il nostro desiderio è quello di far vedere l’aria, rendendo in qualche modo tangibile ciò che di solito resta invisibile».

I biglietti sono disponibili online e al botteghino, al prezzo di 18 euro per il singolo spettacolo e 20 per assistere a entrambi, con riduzione del 50% per gli studenti.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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