Edoardo Prati da TikTok ai teatri: «Per me la bellezza è la grazia»

Il giovane debutterà il primo agosto sul palco del Vittoriale in occasione del XII Festival della Bellezza con lo spettacolo «Com’è profondo il mare»
Giulia Camilla Bassi
Edoardo Prati - Foto di Laila Pozzo
Edoardo Prati - Foto di Laila Pozzo

Non solo balletti. Su TikTok c’è spazio per Ovidio, Seneca, Dante. A portarceli è Edoardo Prati, riminese classe 2004, diventato in poco tempo punto di riferimento per migliaia di giovani, e non solo, che grazie ai suoi video scoprono (o riscoprono) la potenza dei classici e della lettura. Ospite fisso a «Che tempo che fa» sul Nove e con oltre 600mila follower su Instagram, Prati non ama definirsi un divulgatore, ma, piuttosto, un narratore. E proprio con questa volontà di narrare arriva nel Bresciano.

Il 1° agosto alle 21 debutta sul palco del Vittoriale, per il XII Festival della Bellezza, con lo spettacolo «Com’è profondo il mare», un intreccio di racconti di mare e di sogni, in cui il viaggio diventa occasione privilegiata per la scoperta di sé (biglietti da 19 euro su TicketOne e Boxol). Due giorni prima, mercoledì 30 luglio, sarà a Erbusco, alle 21 all’agriturismo Cascina Carretto per Rinascimento Culturale (ingresso a offerta minima 15 euro, info: rinascimentoculturale.it) Lo ritroveremo il 4 dicembre, al Teatro Clerici di Brescia con il suo precedente spettacolo «Cantami d’amore». L’abbiamo intervistato.

Edoardo Prati, cosa vedremo nel nuovo spettacolo?

«Il tema è quello del viaggio. E sarà un viaggio nel viaggio. È un viaggio lo spettacolo stesso, che ci conduce attraverso i testi degli autori; ma viaggeremo anche attraverso le parole di chi ha vissuto il viaggio in prima persona o racconta le esperienze di altri. Questo è il macrotema: poi, ciascuno è libero di metaforizzarlo come meglio crede».

Il Festival della Bellezza l’ha scelta come uno dei suoi portavoce. Ma cos’è per lei la bellezza, e dove la si ricerca?

«Questa è una bella domanda. Per me la bellezza è la grazia. La ritrovo nella proporzione, nell’armonia. Un po’ come diceva Sant’Agostino, togliendo tutta la parte religiosa, ammesso che si possa farlo».

È emozionante portare questi grandi autori sul palco del Vittoriale?

«Per me è un’emozione unica, anche perché non ci sono mai stato. Sono molto curioso. A volte, però, l’emozione rischia di diventare un filtro troppo spesso tra ciò che si vuole dire e il modo in cui lo si dice. Cercherò di esprimermi come farei qui, nella periferia di Rimini, a Miramare, e spero che il significato delle parole degli autori che ho scelto, come quelle di Omero ad esempio, possa arrivare limpido, come deve».

La ritroveremo a dicembre, con il suo primo spettacolo «Cantami d’amore», con una sfumatura più tragica…

«Tragico non è la parola giusta, anche se l’ho usata io stesso. In «Cantami d’amore» c’è Tasso. È solenne. Con la solennità di Dante, di Tasso, di Patroni Griffi è più facile affondare il coltello quando si lavora con le emozioni, le tagli come il burro. Più complicato è fare lo stesso, cercando anche di far sorridere le persone».

Tutto questo è nato dal suo grande amore per la lettura. Perché leggere è importante?

«Credo che leggere non sia importante in senso assoluto, non più di guardare un film o uscire con un amico. Lo diventa nella misura in cui è bello. E siccome leggere è molto bello, allora, per riflesso, sì, diventa anche molto importante».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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