Francesco Renga in Valcamonica: «Questa sì che è vita»
La Valcamonica ai piedi di Francesco Renga. Lo stadio di Breno - location insolita ma indovinata - ieri sera era gremito nei limiti consentiti: 1000 persone, dunque, suddivise tra le tribune old style del Tassara e il prato, per assistere al live dell’ex Timoria, sotto un cielo inquieto ma resistente.
L’ingresso di Renga avviene a band schierata, attraversando la platea, per un bagno di folla agognato da tempo: basta questo a scatenare da parte del pubblico un entusiasmo che non calerà più, garantendo una coloritura costante (ma non fastidiosa) di coretti e apprezzamenti. Sul palco, una formazione rinnovata e in modalità acustica, con Fulvio Arnoldi e Stefano Brandoni alle chitarre, Enzo Messina alle tastiere. Apertura con sentimenti universali: «Il mio giorno più bello», «La tua bellezza», «Vivendo adesso». Poi Renga si rivolge al suo pubblico: «Fatevi un grande applauso, perché siete qui, e si vede che avete voglia. Noi non vedevamo l’ora... questa sì che è vita». Per restare in tema, estrae dal cilindro «Era una vita che ti stavo aspettando», che corre dolcissima sul filo dell’emozione.
A seguire, un tuffo nel passato, fino a Sanremo 2001, rispolverando uno dei primi successi da solista, «Raccontami»: chiede al pubblico di cantarla, anche se forse non ce n’era bisogno, considerato che i presenti non ne saltano una. La chitarra di Arnoldi garantisce un abito blues a «Dimmi che tu ci sarai», che il cantante conduce poi su binari più classici, con sentimento. Già smaltita la ruggine. Le sbavature, quando ci sono, derivano da un affiatamento destinato a crescere; la voce di Renga, invece, pare aver già smaltito la ruggine accumulata in mesi di stop forzato, e a tratti si distende come nei momenti migliori («Spiccare il volo», ma pure «Ferro e cartone» e «Cambio direzione» sono in tal senso interpretazioni emblematiche). Presentando «Insieme: grandi amori», scritta nel 2020, l’autore ne argomenta la giocosità conviviale: «La immaginavo come la canzone della ripartenza, con tutto che tornava a posto. Non è stato così, ma l’intenzione era quella». «Un giorno bellissimo» precede il tributo a Franco Battiato affidato a «La stagione dell’amore», forse un po’ troppo veloce, ma pure molto applaudita.
Il ritmo è alto e non ci sono pause quando sfilano, tra le altre, «A un isolato da te», «Il bene», la magia di «Angelo» (tutti insieme, a squarciagola), «Guardami amore», i pensieri stupendi di «Splendido!» e «Sto già bene», la vorticosa «Nuova luce». Dopo un’ora e mezza, scattano i bis: la romantica «Un’ora in più», la scintillante «Meravigliosa», l’onirica «Migliore», dedicata al pubblico, tutto in piedi. Cala il sipario, tra applausi scroscianti.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato


















