«Chèla tèra che la g’ha un difèt». La dirimpettaia approfitta del pomeriggio primaverile per darsi da fare nell’orto con guanti e zappetta bicorne. La saluto attraverso la rete e sento il suo commento sulla terra, buttato lì con noncuranza. Cado come un tordo nella sua trappola. «Che difèt?» chiedo. «Che l’è tròp bàsa».
Il dialetto avrà pure perso la sua funzione di prima lingua, non sarà più lo strumento per farsi capire sul lavoro o al mercato, ma certo mantiene intatta la sua capacità di luccicare arguto. La capacità di strappare un sorriso e di rafforzare legami. Sarà anche per questo che i segni dell’affetto che i bresciani nutrono nei confronti della parlata dei propri nonni si trovano ovunque, anche sull’orizzonte web.



