Dialèktika

Quella «a» invadente sempre così amanìt

Tra italianismi e latinorum la vocale che lascia a bocca aperta
La lettera «a» può essere invadente
La lettera «a» può essere invadente
AA

Sarà che è la prima lettera in ordine alfabetico. Sarà quel suo modo di essere pronunciata, che lascia tutti a bocca aperta. Sta di fatto che - nella parlata dei nostri nonni - la «a» sa mettere in campo una capacità tutta sua di precedere termini e modi di dire, intrufolandosi anche là dove non te la aspetteresti.

Sicuramente ci riesce in avverbi come apüs che significa dietro (e che ragionevolmente discende dal latino «post» che in termini di luogo significa la stessa cosa), apröf (forse dal latino «proximo», che significa proprio «vicino»), arènt (anche in questo caso traduce l’italiano «vicino» e anche in questo caso a me pare che l’antenato vada cercato nella lingua degli antichi romani, per i quali il participio «haerens» significava aderente, attaccato) e amanìt, che tradurrei con «a portata di mano».

L’italiano «adagio» invece si traduce in bresciano con abelàze (letteralmente «a bell’agio»), che quando si vuole dar conto di ulteriore rallentamento si ingentilisce ancor più con un abelazìne addirittura vezzeggiativo. Anche chi voleva darsi un tono, mostrando di parlare italiano, non riusciva però a liberarsi di quella «a» iniziale così brescianamente invadente. Ne nasceva allora un maccheronico «a piàno» che i più completavano aggiungendo «có la mólta».

Ancor più fine doveva sembrare rifugiarsi nel latinorum, sempre trascinandosi quella «a» invadente. Di qui esclamazioni come «aputànis» nelle quali la desinenza latineggiante avrebbe dovuto azzerare ogni volgarità. Ma l’invadenza della «a» diventava addirittura sfacciata attaccandosi al nome di quello che un tempo doveva apparire un apparato tecnologico eccezionale: l’aradio. Ovviamente al maschile.

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