Dialèktika

Negòse, toaiöl, orizónt… Come la mettiamo con le parole nuove?

Fabrizio Galvagni
La lingua è in continua evoluzione, e così anche il dialetto bresciano
L'orizzonte in dialetto diventa «orizont»
L'orizzonte in dialetto diventa «orizont»
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«Ma come si dice negozio in bresciano? E tovagliolo?» Negòse e toaiöl? Il “dialetto classico” vorrebbe botéga e mantì. Recentemente, in un testo poetico, ho incontrato orizónt, orizzonte: sono vocaboli del bresciano? Si possono usare? Come la mettiamo con le parole “nuove”? Non ho l’autorità per dare risposte definitive; mi limito a porre la questione e a proporre un suggerimento.

La lingua è un organismo in continua evoluzione; in fondo usare toaiöl al posto di mantì o negòse invece di botéga – fatta la tara al provincialismo snob che talvolta reca con sé la scelta dell’inglese – replica, più o meno, il meccanismo che mette runner al posto di corridore o shopping al posto di spesa. Ma la lingua italiana ha un robusto corpus letterario cui riferirsi e un’accademia come la Crusca che può dare pareri autorevoli; il bresciano non ha né l’uno né l’altra.

E veniamo ora a orizont: il dialetto in effetti non possiede un vocabolo suo per esprimere il concetto; ma anche l’italiano il termine, che oggi sentiamo “nostrissimo”, l’ha acquisito nel secolo XIV, ricavandolo dal latino horizon, che a sua volta l’aveva preso dal greco horizon, col significato di «che limita» (è sottinteso kyklos cerchio). E non è successo solo a noi: in polacco, ad esempio, orizzonte si dice horyzont, in ungherese horizon, in danese horisont ecc.; nemmeno per loro, come si vede, è parola locale.

La soluzione migliore, secondo me, è ricorrere, quando c’è, al vocabolo in dialetto e valutare la situazione, con intelligenza e discrezione, in tutti gli altri casi. Insomma, se troviamo la botéga chiusa, entriamo pure nel negòse.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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