Dialèktika

La lüna che camìna e il furmintù verde

Neil Young alla radio, ma niente mais ad asciugare sull’aia
La «harvest moon» cantata da Neil Young, ovvero la luna del raccolto
La «harvest moon» cantata da Neil Young, ovvero la luna del raccolto
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«Because I’m still in love with you / on this harvest moon...» La radio passa Neil Young mentre nella luce del primo mattino ammiro la campagna restituire in forma di vapore l’umidità della notte. Il nostro satellite si prepara a tramontare dietro la collina, a ovest. È la luna piena che il mondo anglosassone definisce «harvest moon», la luna del raccolto, la più vicina all’equinozio d’autunno che quest’anno è stato il 23 settembre.

Guardo il disco luminoso. «’Arda la lüna come la camìna...» cantavano i nostri nonni. E nelle osterie la strofa concludeva sorniona «g’an mànca un tòc / g’an mànca dù / g’an mànca tré / chèl che mànca ga l’hó ché mé». Quello che invece manca alla nostra pianura in queste infinite calde code d’estate è proprio la raccolta. La mietitura del mais. Ormai il furmintù dei nostri campi è destinato quasi tutto a trinciàto de dàga a le bèstie mentre la quota che finisce in farìna zàlda de fà polènta è marginale. Niente pannocchie de scarfoià in cascina, niente füs de sgranà, niente mógoi da buttare in stufa contro i primi freddi, niente redàboi per stendere il granturco dorato ad asciugare nelle aie.

E così il mais, che per secoli ha dato da mangiare ai bresciani, cambia funzione e colore. Dal giallo al verde. Quando nel ’500 questa novità arrivò dal Messico, i dialetti padani cercarono come indicarlo: melgàs (la melica ha un’inflorescenza giallo-miele a forma di pannocchia) o furmintù (termine pure preesistente, tanto che si chiamava Formenton l’architetto vicentino che progettò Palazzo Loggia e morì proprio nel 1492). Passano il tempo, i linguaggi, le coltivazioni. Passa la luna dietro la collina («’Arda come la camìna»). Che mi resti almeno Neil Young.

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