Con la danza del Nederlands Dans Theater si apre la stagione del Grande

Si apre ufficialmente domani, domenica 1° febbraio, la stagione 2026 del Teatro Grande: un programma dal respiro internazionale che debutta alle 20 con la grande danza del Nederlands Dans Theater | NDT 2, protagonista di un trittico coreografico che attraversa tre firme decisive della contemporaneità: «Folkå» di Marcos Morau, «Wir sagen uns Dunkles» di Marco Goecke e «FIT» di Alexander Ekman (biglietti al botteghino e online su Vivaticket).
La compagnia
Fondata nel 1959 su iniziativa di Benjamin Harkarvy, Aart Verstegen e Carel Birnie – insieme a un gruppo di diciotto danzatori provenienti dal Dutch National Ballet – la compagnia ha costruito la propria identità su una tensione costante verso la ricerca di una danza capace di rompere gli schemi, aprirsi alle contaminazioni e interrogare il presente attraverso nuove tecniche e nuovi linguaggi coreografici. NDT 2 ne rappresenta l’estensione più giovane: un laboratorio di crescita e sperimentazione in cui i danzatori sviluppano la propria pratica lavorando con coreografi emergenti e affermati. E il trittico scelto per l’inaugurazione bresciana restituisce con chiarezza questa vocazione.
Il trittico
La serata si apre con «Folkå» e con la visione simbolica e intrigante del coreografo valenciano Marcos Morau, nominato miglior coreografo dell’anno nel 2025 dalla rivista Tanz e recentemente premiato con la Medaglia d’Oro al Merito nelle Belle Arti dal governo spagnolo e la Medaglia d’Oro al Merito Culturale dalla città di Barcellona. Un lavoro che invita a sottrarsi alla velocità del presente, trasformando il tempo che scorre in materia coreografica e immaginario condiviso. Si prosegue poi con «Wir sagen uns Dunkles» di Marco Goecke. Nato dal dialogo diretto tra coreografo e danzatori, il pezzo si sviluppa su una partitura musicale eterogenea che accosta i brani rock dei Placebo a composizioni di Franz Schubert e Alfred Schnittke. A chiudere il trittico è «FIT» di Alexander Ekman, coreografia che mette al centro la corporeità e la giustapposizione delle forme: i corpi si cercano e si respingono, si organizzano in equilibri e poi li spezzano, seguendo di volta in volta armonia e dissonanza nelle relazioni che si creano in scena. Un percorso in tre capitoli di forte intensità che conferma la direzione anche di questa nuova stagione: qualità internazionale, pluralità di linguaggi e un’attenzione costante alla contemporaneità, da tempo cifra del Teatro Grande.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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