Ci sono poche cose al mondo considerate incomprensibili quanto la danza contemporanea. Eppure alcune città sono state in grado di costruire un pubblico appassionato, fedele e preparato, che non ritiene quegli spettacoli snob o astrusi. Brescia è una di queste. Il merito va alle istituzioni culturali che negli ultimi anni hanno deciso di investire su questa scena, proponendo stagioni ad hoc o infilandola in cartelloni pluridisciplinari. E se a frenare molte persone è l’idea di dover «capire tutto» basti sapere che, come accade per l’opera lirica o per il balletto classico, anche qui esistono strumenti che accompagnano: sinossi, note di regia, programmi di sala... Il resto lo fanno sensibilità personale e disponibilità a lasciarsi guidare dai movimenti e dalla musica (quando c’è).
A Brescia le possibilità sono davvero molte. Solo negli ultimi dieci anni ci sono stati appuntamenti davvero irrinunciabili. Si è esibita Alessandra Ferri con una coreografia di Maurice Béjart. È passata Cristiana Morganti, ex ballerina del Tanztheater che ha danzato per Pina Bausch. Angelin Preljocaj – residente all’Opera di Parigi – ha creato coreografie site specific per la Pinacoteca Tosio Martinengo e il Coro delle Monache. Hofesh Schechter è passato da Brescia diverse volte. Idem Anne Teresa De Keersmaeker. Ohad Naharin. Virgilio Sieni, Wayne McGregor, Trajal Harrel, Emanuel Gat, Annamaria Ajmone.




