Come possiamo aiutare i giovani ad amare la lettura

A voler vedere il bicchiere mezzo pieno si potrebbe dire che i giovani sono i principali lettori. A dirlo è l’Istat che, in una recente indagine, conferma come gli under 24 siano i maggiori fruitori di libri. E in particolare le ragazze fra gli 11 e 14 anni. A voler guardare il bicchiere mezzo vuoto, i lettori sono sempre di meno, con un calo ulteriore anno su anno dell’1,5%. Una china che pare inarrestabile, cui cercano di mettere argine educatori, istituzioni e insegnanti. Senza aver trovato - per ora - una formula magica. A patto che esista. L’abbiamo chiesta a Fabio Geda, autore di libri per ragazzi, amatissimo dalle nuove generazioni (e non solo).
Secondo le statistiche i ragazzi leggono più degli adulti, ma anche in questa fascia d’età la fruizione di libri è in calo. Secondo lei esiste un antidoto per invertire la rotta?
La risposta è chiaramente no. Non esistono antidoti e non esistono magie. Ci sono piuttosto delle buone pratiche, che possono invogliare le persone a leggere. Se un ragazzo o una ragazza cresce in una casa in cui ci sono dei libri è più facile che prima o poi ne prenda in mano qualcuno. Se sono circondati da adulti che passano del tempo con un libro in mano saranno attirati dal gesto. E poi aiuta che i genitori accompagnino i bambini già nell’infanzia ad acquistare dei libri per loro, aiutandoli a creare un proprio gusto personale. Educare alla lettura significa educare all’innamoramento e a capire quali sono le storie che amano. Non tutti amiamo leggere tutto. Anzi nessuno ama leggere tutto, ma tutti amiamo leggere qualcosa.

Che cosa cercano i giovanissimi in un libro?
In qualche modo devono scoprirlo e lo scoprono come si fa col cibo e i buffet. Se io porto un bambino in una libreria, o in una biblioteca, evidentemente gli sto dicendo: guarda, gira, apri, annusa. E se poi gli leggo ad alta voce delle pagine che magari potrebbero catturarlo, è più facile che a un certo punto realizzi: ecco, questo mi interessa. E quindi magari provi a leggerlo.
Che ruolo ha la scuola?
Enorme. Ma la prima cosa che gli insegnanti dovrebbero fare è distinguere sempre di più la storia della letteratura dall’educazione alla lettura. Sono cresciuto in un’epoca in cui le due cose erano sovrapposte: mi facevano leggere i grandi classici dell’Ottocento e del Novecento, immaginando che a un certo punto cominciassi ad amare la lettura. Era una cosa che non funzionava all’epoca, figuriamoci oggi. È ovvio che è importante che i ragazzi conoscano Mark Twain, Dickens, Fenoglio, Pavese e Calvino, ma non possiamo dare per scontato che quelli siano i libri che poi li faranno innamorare dei libri. Dobbiamo piuttosto tornare all’idea di educazione alla lettura come educazione al gusto: i ragazzi devono imbattersi in qualcosa che fa battere loro il cuore a loro, anche se magari non fa battere il cuore all’insegnante.
Non esistono quindi tematiche in grado di captare il loro interesse più di altre?
Ogni ragazzo lettore è diverso, esattamente come gli adulti lettori. Non c’è un genere che piace a tutti. Chiaro, da ragazzini è più facile immaginare la lettura come uno strumento escapista, cioè un momento di fuga. Quindi c’è l’avventura, c’è l’amore e ci sono le grandi emozioni. Ma ci sono ragazzi che amano il fantasy e quelli che invece amano storie molto più concrete, quotidiane. In generale il libro letto per imparare delle cose arriva però più avanti.
Secondo lei ci sono differenze di approccio ai libri fra i lettori e le lettrici? Esiste una questione di genere?
Non è un falso mito. Le donne rappresentano il 70-80% di chi legge. Oggi più che mai i maschi sono attratti dal cinema, dalla musica, dai videogiochi e da altre forme narrative; mentre la letteratura è una questione femminile in tutte le fasce d’età. È un tema interessante, su cui dovremmo interrogarci. Ogni tanto penso che si fanno un sacco di eventi per aiutare le bambine nelle materie Stem, ma avremmo anche bisogno di corsi per avvicinare i bambini alle materie umanistiche. Cosa che tra l’altro forse li aiuterebbe anche a sviluppare una maschilità diversa.
Quindi la chiave è fare gioco di squadra fin dall’infanzia?
Organizzare eventi, sostenerli economicamente, ospitare gli autori in classe, procurare i libri, farli girare, preparare i ragazzi... Una rassegna come «Qualcuno con cui leggere» fa un lavoro straordinario di promozione della lettura portando ragazzi e ragazze di diverse età a incontrare autori e autrici di cui loro possono davvero un po’ innamorarsi, perché sono vivi, perché li hanno davanti e parlano di cose vicine a loro.
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