Cultura

Come è fatta la mostra «L’ultimo fascismo» al MuSa di Salò, in anteprima

Duecento fra cimeli e reperti rarissimi, oggetti, immagini, manifesti, gigantografie, oltreché installazioni interattive e multimediali
AL MUSA LA SEZIONE DELLA RSI
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Duecento fra cimeli e reperti rarissimi, oggetti, immagini, manifesti, gigantografie, oltreché installazioni interattive e multimediali. Da domani, sabato 1 luglio, è visitabile la mostra «L’ultimo fascismo» nella nuova sezione permanente del MuSa di Salò dedicata alla Repubblica Sociale Italiana. Stamattina la presentazione alla stampa e nel pomeriggio l’inaugurazione ufficiale con le autorità. L'abbiamo vista in anteprima.

Come è fatta

È un percorso espositivo completamente rinnovato e ampliato rispetto a quello precedente, voluto dal Comune di Salò e dalla Fondazione opera pia carità laicale ed Istituto Lodroniano, che gestisce il MuSa. La sezione è divisa in due ambienti. Il primo illustra gli antefatti, dalla caduta di Mussolini il 25 luglio 1943 alla nascita della Rsi il 18 settembre 1943. La seconda parte affronta la vicenda dello stato fascista fino alla sua fine, il 25 aprile 1945.

La mostra illustra le caratteristiche principali della Rsi: dall’esercito alle milizie, dalla socializzazione alle persecuzioni razziali, dai rastrellamenti contro i partigiani alle stragi contro i «ribelli» e i civili. Una parte si sofferma anche sulla memoria della Rsi, ancora divisa: mito per i nostalgici, anti-mito per i democratici.

I curatori

  • Le immagini in anteprima della mostra «L’ultimo fascismo» a Salò
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  • Le immagini in anteprima della mostra «L’ultimo fascismo» a Salò
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  • Le immagini in anteprima della mostra «L’ultimo fascismo» a Salò
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  • Le immagini in anteprima della mostra «L’ultimo fascismo» a Salò
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I curatori scientifici sono gli storici Roberto Chiarini, Elena Pala e Giuseppe Parlato. Compito dello storico, dice Chiarini, «è offrire documentazione, ragioni, argomenti che stimolino una seria riflessione su un tema controverso come la Rsi, non fornire una ulteriore sollecitazione all’inesausto scontro sull’argomento che va avanti da settant’anni». La mostra, aggiunge Parlato, «è un ponte fra la storiografia e le giovani generazioni. Un ponte di cose visibili, non solo virtuali. Il passato è morto, va studiato». Il sindaco di Salò, Giampiero Cipani, rimarca: «Nessuna tentazione apologetica, nessun spirito di parte ci hanno ispirato. Il Museo offrirà agli italiani un’occasione unica di rilettura critica di quegli anni che hanno insanguinato l’Italia».

Da domani, sabato 1 luglio, il MuSa di Salò è visitabile dal martedì alla domenica dalle 10 alle 20. Info: museodisalo.it.

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