Cultura

Classico, tossico amore: «La signora delle camelie» arriva all’Odeon

Al Teatro Giacinto Prandelli di Lumezzane va in scena l’opera di Dumas con regia di Giovanni Ortoleva: l’intervista al drammaturgo
  • La signora delle Camelie all'Odeon di Lumezzane
    La signora delle Camelie all'Odeon di Lumezzane - Foto Giulia Lenzi
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    La signora delle Camelie all'Odeon di Lumezzane - Foto Giulia Lenzi
  • La signora delle Camelie all'Odeon di Lumezzane
    La signora delle Camelie all'Odeon di Lumezzane - Foto Giulia Lenzi
  • La signora delle Camelie all'Odeon di Lumezzane
    La signora delle Camelie all'Odeon di Lumezzane - Foto Giulia Lenzi
  • La signora delle Camelie all'Odeon di Lumezzane
    La signora delle Camelie all'Odeon di Lumezzane - Foto Giulia Lenzi
  • La signora delle Camelie all'Odeon di Lumezzane
    La signora delle Camelie all'Odeon di Lumezzane - Foto Giulia Lenzi
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È liberamente tratto dal romanzo di Alexandre Dumas figlio lo spettacolo che andrà in scena giovedì 5 dicembre alle 20.45 al Teatro Odeon Giacinto Prandelli di Lumezzane (biglietti a 25 euro con possibilità di riduzione, al botteghino, nei circuiti di vendita e su vivaticket.it): «La signora delle camelie», un classico della letteratura che nei secoli è stato declinato in numerosissimi prodotti culturali e che fa parte dell’immaginario comune, viene qui riletto con una mentalità moderna più sensibile, ma senza sfruttare una messa in scena contemporanea.

A parlare di come la scenografia stranamente classica parli oggi di femminicidi e amore tossico è il regista e drammaturgo Giovanni Ortoleva, che abbiamo intervistato.

Giovanni, com'è andato il debutto?

Devo dire molto bene. Abbiamo cominciato la tournée a novembre e già siamo già stati a Milano e Genova. Lo spettacolo è andato bene e addirittura va sempre meglio. È uno dei lavori di cui vado più fiero. Ha avuto una lunga fase di gestazione e siamo arrivati al debutto con sicurezza e preparazione. Anche per questo è andato tutto come doveva andare. E anche il gruppo attoriale (Gabriele Benedetti, Anna Manella, Alberto Marcello, Nika Perrone e Vito Vicino, ndr) è molto solido.

Cosa significa mettere mano a un'opera che è così profondamente radicata nell'immaginario collettivo?

Prima di tutto vuol dire cercare di capire cosa non era stato ancora declinato o cosa è necessario declinare oggi. Cosa dialoga con questo momento storico? Ecco la domanda da porsi. Dopodiché, ciò che ho deciso di declinare non necessariamente lo esplicito. Per esempio: qui i dialoghi di Armando e Margherita emergono e acquisiscono forza alla luce dell’onda costante di femminicidi. Con la nuova sensibilità assumono una problematicità che nei secoli scorsi non veniva colta, perché l'amore tossico non veniva nemmeno preso in considerazione. Pur non esplicitando i delitti, attraverso la messa in scena cerco di sottolineare i problemi nel testo. Rileggere i classici significa proprio guardarli per tirare fuori il fuoco che continua ad ardere.

A proposito di messa in scena: come sarà e cosa possiamo leggerci?

La scenografia è stranamente d’epoca. Sul palco abbiamo ricreato un palchetto di proscenio e la vicenda inizia e termina proprio lì. Ma sia le scene che i costumi sono usati in maniera sorprendente. È un allestimento che immerge in un'atmosfera sospesa e rarefatta. Crea una sorta di allucinazione, perché non è una vera ricostruzione d’epoca. È un po' come un cavaliere che appare in un sogno, un'evocazione.

Questo è il terzo capitolo di una serie sul romanticismo: continuerà o i prossimi progetti guarderanno in una nuova direzione?

Ci sono alcuni temi che continuerò probabilmente a indagare, perché sono emersi in fase di lavoro e vale la pena concentrarsi su essi. Il lavoro sul romanticismo ha sottolineato per esempio i rapporti e la lotta di classe. Il mio interesse è e continuerà a essere su questo dato, ma non so quali saranno i prossimi passi. Sto in ascolto.

A chi vorrebbe arrivasse questo spettacolo?

In realtà direi che non c’è fascia precisa, ma punto al pubblico vero. Sono felice che stia già piacendo a una platea variegato e anche a chi a teatro solitamente non ci va. Mi auguro che continui a succedere. Per me il teatro è arrivare a più persone possibili.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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