Dal 4 al 6 maggio «Eyes Wide Shut», l’ultimo film di Stanley Kubrick e uno dei titoli più discussi della fine del Novecento, torna nelle sale italiane con Lucky Red. Non ha fatto storia nello stesso modo di «2001: Odissea nello spazio», «Arancia meccanica», «Barry Lyndon», «Shining» o «Full Metal Jacket»: non è diventato subito un’icona riconoscibile, non ha consegnato al pubblico una figura memorabile come Alex DeLarge o Jack Torrance, non ha imposto un’immagine-simbolo paragonabile al monolito nero. Eppure continua a restare lì, disturbante, ambiguo, meno citato di altri capolavori kubrickiani ma forse più resistente di quanto sembrasse nel 1999.
La nuova uscita in sala offre allora l’occasione per rivederlo senza il rumore che lo accompagnò alla nascita, perché all’epoca fu atteso come un film scandalo: l’ultimo Kubrick, Tom Cruise e Nicole Kidman allora marito e moglie, un racconto di desiderio e infedeltà. Molti entrarono al cinema aspettandosi un thriller erotico, ma trovarono invece un’opera lenta, notturna, quasi ipnotica, più interessata alla paura che al sesso, più vicina al sogno che alla provocazione. Da qui nasce la domanda che ancora oggi lo accompagna: è stato davvero frainteso, oppure è il film di Kubrick uscito peggio?



